Il vescovo: dal Cireneo atto d’incoscienza

11 Aprile 2020

Monsignor Cipollone: quella processione è un’offesa a chi lotta e a chi è morto per quel male. Prenderò provvedimenti

LANCIANO. Un uomo solo con la sua croce a testimonianza della sofferenza, anche odierna, da trasformare in speranza e risurrezione. Un gesto simbolico quello del Cireneo, uscito a sorpresa dalla chiesa di Santa Chiara giovedì notte, che ha sollevato un vespaio di polemiche in città. Dura la condanna del vescovo Emidio Cipollone: «È stato un atto in violazione dei decreti, incosciente, molto grave. Subito dopo Pasqua, saranno ascoltati tutti i responsabili e presi provvedimenti a livello canonico per le singole persone e per l’associazione».
IL CIRENEO. La facciata della chiesa di Santa Chiara illuminata delle immagini dello stendardo e del Cireneo, i due simboli dell’Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri e i miserere di Ravazzoni e Masciangelo diffusi dagli altoparlanti per un’ora. Doveva finire qui il giovedì santo organizzato dall’Arciconfraternita al posto della secolare processione degli Incappucciati. Invece, poco dopo le 22, la porta della chiesa si è aperta ed è uscito a sorpresa un solo confratello incappucciato, scalzo, con il peso della croce sulle spalle; è il Cireneo. Il simbolo della passione di Cristo, ma anche di speranza e rinascita, è arrivato in piazza e ha pregato davanti la cattedrale della Madonna del Ponte. Accanto il sindaco Mario Pupillo. Poi il passaggio ai Bastioni e il rientro a Santa Chiara. Un giro di impatto, ma il codazzo di una ventina di persone tra giornalisti, polizia, protezione civile e persone comuni, ha suscitato un vespaio di polemiche sui social che hanno tirato in ballo tradizioni e fede ma sopratutto sindaco, forze dell’ordine e Curia.
IL SINDACO. «Non ho dato nessun permesso», chiarisce Pupillo, «anche perché non è competenza del Comune darlo. Sono stato informato due ore prima dell’uscita del Cireneo, solo, e ho ricevuto l’invito a essere presente. Ho voluto essere accanto, a debita distanza, al Cireneo e di fronte alla patrona della città non solo per devozione, ma per rappresentare il momento difficile della città da cui ci rialzeremo. Un gesto per me dal forte impatto emotivo e religioso».
LA POLIZIA. Dal commissariato spiegano che qualche ora prima l’Arciconfraternita aveva comunicato l’uscita del solo Cireneo, per un breve tratto di strada assicurando che non ci sarebbe stata alcuna manifestazione pubblica, né processione. La presenza quindi era necessaria per vigilare e assicurare che non ci fossero assembramenti e disordini, che non ci sono stati.
IL VESCOVO. Ma a condannare il gesto è il vescovo che definisce «irresponsabili e incoscienti» i membri dell’Arciconfraternita. Parole forti quelle di monsignor Cipollone che nei giorni scorsi aveva vietato i riti della Settimana santa e le processioni sulla base di decreti ministeriali, della curia, della Cei che «non lasciavano spazio ad alcuna libera interpretazione», chiarisce il presule. Z«Ho preso una decisione così restrittiva», spiega Cipollone, «per tutelare il bene comune. La celebrazione (di giovedì, ndc) è divenuta una vera processione che ha messo a rischio i partecipanti e l’impegno di tanti cristiani che, chiusi in casa, si stanno negando le celebrazioni della Pasqua in comunità. Inoltre è stata un’offesa alla memoria di tanti che, in questi mesi, sono stati vittime di questo terribile male; non ultimi i medici e gli infermieri che stanno dando la vita per il bene di tutti. È stato un atto incosciente e molto grave. Per questi motivi, sono costretto a prendere decisioni in merito. Subito dopo Pasqua, saranno ascoltati i responsabili e presi provvedimenti a livello canonico per le singole persone e per l’associazione in questione».
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