«Il vescovo porti don Andrè in tribunale»

La Procura vuole sentire il religioso fuggito in Brasile. L’avvocato di parte civile: è ancora un sacerdote della diocesi
LANCIANO. «Il vescovo ha l’obbligo di convocare don Andrè, che è ancora un sacerdote della diocesi di Lanciano-Ortona anche se è fuggito in Brasile. Non è irreperibile». L’avvocato di parte civile, Antonella Troiano, chiama in causa la Curia nel processo contro l’ex parroco di Sant’Agostino, Andrè Luiz Facchini, accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche. Avrebbe fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli custodi, in base al quale diceva loro come gestire la loro vita; e avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze corporali quando violavano le regole che imponeva. Don Andrè, al contempo, è parte offesa per lesioni: accusati sono due fratelli, Maurizio R., 38 anni, e Sandro R., 33 anni. LA CURIA. Il sacerdote dal 2012 è fuggito ad Umuarama, in Brasile, per evitare inchiesta e processo. Ma non è sparito e la Curia, che è a processo per responsabilità civile nella condotta del sacerdote che doveva controllare, può obbligarlo a tornare. Intanto sarà la Procura a citarlo per l’udienza del prossimo 11 giugno. Curia che si era staccata dal sacerdote. «Il vescovo Emidio Cipollone», racconta in udienza il maresciallo dei carabinieri della polizia giudiziaria, Armando Pizzolla, che ha seguito l’inchiesta, «ha consegnato atti in cui si precisa che la Legio non era riconosciuta a livello religioso, tanto che don Andrè poi la trasformò in associazione, una onlus». Ma il compito più delicato del maresciallo è stato quello di sentire i 12 ragazzi vittime delle pressioni dell’ex parroco che, come emerso, decideva delle loro vite e li puniva pubblicamente se non rispettavano le regole. «Erano colloqui di ore», spiega Pizzolla, «tra lacrime, pause e sofferenze. Molti sono stati in cura da psicologi».
LA PERIZIA. Medici che hanno rimesso certificati che, per l’accusa, dovevano essere rafforzati da una super perizia. A farla la psichiatra Amalia Serafini. Ma sua la relazione è stata respinta perché fatta sulla base dei verbali delle dichiarazioni rese dai ragazzi, che quindi non ha visitato. Tra questi Sandro R., ossessione di don Andrè prima e dopo la Legio, quando il giovane si allontanò. A processo è stato mostrato un blocchetto in cui Facchini, in italiano e in portoghese, aveva scritto maledizioni contro di lui.
LE DENUNCE. Anantemi e denunce. Il sacerdote il 15 ottobre 2011 andò dai carabinieri per denunciare un ragazzo di spaccio. Fornì anche la targa dell’auto che usava. I militari scoprirono che la proprietaria dell’auto era la madre di Sandro che, a sua volta, aveva sporto denunce per una serie di episodi inquietanti. «Il 1° ottobre per l’avvelenamento dei miei due cani», racconta la donna in udienza, «poi a distanza di pochi giorni per l’incendio dell’auto, alle 2,30 della notte, e poi della legna. Rogo doloso perché i vigili del fuoco trovarono un innesco. Eravamo terrorizzati e così i miei figli hanno iniziato a fare le guardie di notte».
IL PESTAGGIO. Il 28 ottobre 2011 di guardia c’era Maurizio. «Ho visto alle 2,30 una persona entrare nel cortile», racconta, «l’ho inseguita. Era il sacerdote che non è riuscito a fuggire perché l’ho bloccato. Ci siamo spintonati (sul capo di imputazione si parla di 40 giorni di prognosi per il prete, ndc). Poi lui ha iniziato a imprecare contro di noi anche davanti ai carabinieri: “Io vi distruggo” gridava». «Non mi è mai piaciuto», chiude la mamma, «so che c’è lui dietro gli incendi, il suo “fuoco purificatore”. Ancora oggi ho gli incubi la notte per causa sua».
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