Il vescovo: questi tempi chiedono coraggio

Monsignor Cipollone e la messa per i dieci anni della sua ordinazione: in regalo pastorale e mitra
LANCIANO. Coraggio, tenerezza e fedeltà. Sono queste le tre virtù che monsignor Emidio Cipollone, sull’esempio di San Giuseppe e Maria, invita ad avere ai laici, ai sacerdoti e le invoca per se stesso nell’omelia della messa per i 10 anni della sua ordinazione episcopale.
Una messa celebrata ieri nella cattedrale della Madonna del Ponte, dove Cipollone fu ordinato 41° vescovo dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona da monsignor Carlo Ghidelli. E se 10 anni fa c’era la neve a rendere ardua la partecipazione, oggi c’è la pandemia con cui fare i conti.
Parla del suo episcopato il vescovo, della Chiesa frentana in cammino, della necessità di fare tutti assieme, laici e sacerdoti, come Giuseppe e Maria, la volontà di Dio. Si sofferma su Giuseppe, come ha fatto nei giorni scorsi papa Francesco. «Giuseppe è uomo silenzioso, non parla ma ascolta, osserva, fa la volontà del Signore», dice Cipollone. «Anche io, anche noi sacerdoti e laici dobbiamo ascoltare per poi agire con coraggio. Oggi per essere padri, madri, essere adulti serve coraggio. Il tempo che viviamo richiede coraggio, capacità di agire secondo la luce della ragione ma anche con la ragione del cuore, con passione, mettendoci noi stessi come hanno fatto Giuseppe e Maria. Coraggio che non è imprudenza, ma è frammisto alla tenerezza; virtù di cui il mondo ha tanto bisogno, che ci permette di dare carezze, non fisicamente visto che ci è anche proibito ma spirituali, psicologiche, per far sorridere il cuore. Dobbiamo avere coraggio, tenerezza e fedeltà».
Un’esortazione davanti al sindaco di Ortona Leo Castiglione, al vice di Lanciano, Giacinto Verna, che rappresentano i sindaci dell’arcidiocesi fatta di 42 parrocchie.
A ringraziare don Emidio è, a nome dei sacerdoti, il vicario don Angelo Giordano, che auspica che il cammino della chiesa frentana possa continuare a lungo sotto la sua guida. E per camminare meglio arriva anche un regalo, un pastorale in legno. «Non perché va di moda da quando c’è papa Francesco», scherza don Angelo, «ma perché il legno è elemento naturale, fragile e sicuro al tempo stesso per camminare con passo certo». Altro regalo la mitra «che copre la testa, così come tu, con la tua presenza», chiude don Angelo rivolto al vescovo, «possa continuare a proteggerci e ad accompagnarci in questo tempo».
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