Il voto a Chieti, la prima tappa verso le politiche del 2027

Sarà scritto in Abruzzo il primo capitolo nella storia delle due nuove coalizioni che scenderanno in campo per le prossime elezioni
CHIETI. Chi l’avrebbe mai detto? La prima tappa della strada che porta a Palazzo Chigi inizia in questa regione: il percorso che illumina il futuro della politica italiana passerà per la provincia di Chieti. In attesa di sapere quale sarà la data del voto, infatti, abbiamo già una piccola grande certezza: sarà scritto in Abruzzo il primo capitolo nella storia delle due nuove coalizioni che scenderanno in campo per le elezioni politiche del 2027.
Per effetto delle dimissioni di Alberto Bagnai, ex senatore leghista fino al 15 settembre scorso, infatti, la lotteria dei calendari fa sì che il primo voto reale che precede le politiche si verificherà nelle elezioni suppletive che si terranno nel collegio elettorale di Chieti il 15 novembre, fra due settimane. Le elezioni suppletive, nella politica italiana, sono una strana bestia: un fenomeno particolare e premonitore, per i partiti italiani, l’equivalente di quello che rappresenta una Tac per dei pazienti umani. Fenomeno particolare, perché sempre difficile da spiegare agli elettori: si tratta di un voto separato, che ha l’obiettivo di sostituire un unico rappresentante del parlamento che per qualche motivo è decaduto dal suo mandato (di solito, come in questo caso perché viene chiamato a ricoprire altri incarichi), e che riporta a votare per le elezioni politiche i cittadini di un singolo collegio elettorale.
Ma anche fenomeno premonitore, perché sono l’unico test possibile che si realizza con i voti veri e non con quelli virtuali dei sondaggisti, l’unica prova che ci dirà, prima di un voto importante come quello del 2027, chi è in testa fra il campo largo e il nuovo centrodestra, ad esempio con la campagna acquisti che ha portato nella squadra Sud chiama Nord, il partito meridionalista di Cateno De Luca. Le elezioni suppletive di Chieti, sono per questo motivo una doppia prova: il centrosinistra scende in campo per la prima volta con tutta la sua coalizione allargata (ci sono anche i nuovi movimenti centristi, come Più uno di Gabrielli e Ruffini e Progetto civico Italia di Onorato) e il centrodestra arriva sulla scheda con una sorta di test di desistenza, dal momento che l’ex generale Vannacci ha rinunciato a presentare un proprio candidato per far convergere i suoi elettori sulla coalizione di governo.
Dunque una partita molto interessante: da un lato per la prima volta la squadra allargata del campo largo (da Rifondazione ai centristi compresi), dall’altro la migliore formazione possibile per il fronte meloniano (ovvero senza nessun disturbatore a destra). Ci sono poi in campo due candidati interessanti: da un lato il professor Luciano D’Amico, che per quasi tre anni è stato il capo dell’opposizione nel consiglio regionale dell’Abruzzo. E dall’altro, invece, c’è il leghista Mario Colantonio, che non riuscì a qualificarsi per il ballottaggio alle municipali di Chieti, anche se, in un centrodestra spaccato, aveva raccolto un ottimo risultato di consenso con la sua Lega.
Infine, anche il collegio enorme per cui si vota, è un frammento di Abruzzo ricco di biodiversità: si va dai confini meridionali della regione fino a Chieti, dalla costa alla montagna, dei territori pregiati delle cantine vinicole allo strategico porto di Ortona, fino ai distretti industriali strategici. Parliamo dunque di un frammento di Abruzzo, in cui dentro c’è tutto, un campione di territorio, che per questi motivi è molto più scientifico di un campione demoscopico. Ecco perché nei giorni scorsi abbiamo commissionato il sondaggio che avete letto ieri, e che riproduciamo oggi. Ecco, da domani Il Centro seguirà con grande attenzione (ogni giorno) questa sfida tra Colantonio e D’Amico: sappiate che, insieme a noi, lo faranno tutti i leader nazionali della politica italiana.
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