Scomparso nel Trigno, la famiglia alle Iene: «Ridateci i resti del nostro Mino»

In vista della commemorazione dei defunti, i parenti del 53enne Racanati lanciano un altro appello. Le sue ultime parole: «Qui è un macello». Il perito: «Approfondire le verifiche sul ponte crollato»
SAN SALVO. Sono trascorsi 212 giorni dal crollo del ponte sul Trigno, 212 giorni senza Mino Racanati. Al dolore della tragica morte per i familiari del pescatore di Bisceglie, di 53 anni, si aggiunge la rabbia per non aver potuto dargli degna sepoltura. Il 2 novembre, giorno dedicato ai defunti, la famiglia tornerà sul ponte per portare dei fiori al loro caro. Una vicenda piena di punti interrogativi, riproposta giovedì sera anche dalle “Iene”.
Nina Palmieri, autrice del servizio andato in onda su Italia 1, ha raccolto l'ennesimo appello dei familiari, la moglie Vanessa, il fratello Alessandro, la sorella Marisa e la madre dello sfortunato marittimo. «Chiediamo di velocizzare le ricerche. Anche se troveremo solo ossa vogliamo dei resti su cui piangere e dare degna sepoltura». A quasi sette mesi dal crollo, il corpo dell’uomo non è stato ritrovato e la famiglia continua ad attendere risposte. Per rimuovere tutti i detriti servono dai 6 agli 8 milioni di euro e probabilmente è questo che blocca le ricerche. Ma che Domenico sia sotto quel ponte lo testimonia anche l'ultima telefonata fatta alla moglie prima del crollo.
«Qua strapiove, è un macello», sono state le ultime parole di Mino Racanati prima del silenzio. La testimonianza di una famiglia che precedeva la Fiat Bravo di Domenico non è servita. Come noto, la procura di Larino ha aperto un'inchiesta sul crollo del ponte riaperto solo pochi giorni prima dei fatti di cronaca, dopo una serie di lavori in superficie ai giunti. Il ponte è precipitato nel punto in cui terminava il sottostante rinforzo di calcestruzzo. «Noi rispettiamo la Procura», hanno detto Vanessa, Marisa e Alessandro, «ma chiediamo rispetto per il nostro dolore. Dover aspettare metà novembre con il rischio che arrivi un'altra piena e creare nuovi problemi è distruttivo». Le ricerche in mare, alla foce del fiume e le ispezioni subacquee non sono servite. La Bravo è sprofondata risucchiata sui fondali e coperta di macerie.
La trasmissione di Italia 1 ha dato spazio anche al perito vastese Stefano Moretti, il primo ad aver ricostruito la traiettoria del crollo, indicando il punto in cui probabilmente Mino Racanati si trova. Secondo il perito è necessario approfondire le verifiche nell’area interessata dal crollo: la massa di calcestruzzo, travi, detriti e materiale ferroso potrebbe aver trattenuto o ricoperto il veicolo. «Domenico era un burlone ma anche un gran lavoratore», ha ripetuto il fratello. «Non meritava questo». Il ponte crollato si trova lungo la strada Statale 16 Adriatica, in corrispondenza del fiume Trigno, che segna il confine naturale tra Abruzzo e Molise.
Il tratto interessato è quello compreso tra San Salvo e Montenero di Bisaccia, a poca distanza anche da Vasto. È un punto nevralgico della viabilità costiera, perché la SS16 rappresenta una delle principali direttrici che collegano senza interruzioni tutto il versante adriatico. Il cedimento, come detto, è avvenuto il 2 aprile, al termine di una fase di maltempo che ha ingrossato il fiume e messo sotto pressione le strutture. Il ponte però era già stato chiuso per precauzione il giorno prima. Quando Domenico Racanati arrivò sul ponte, le transenne erano state spostate e prima di lui sono riusciti a passare anche due tir.
L'auto che precedeva il pescatore è riuscita a salvarsi accelerando. Lui non ce l'ha fatta. E ora tutti si chiedono chi spostò quelle transenne. «Ridateci almeno il suo corpo», continuano a ripetere i familiari. Il loro appello è stato raccolto anche da quattro parlamentari: i senatori Pd Francesco Boccia, Luca Pirondini, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita. I quattro parlamentari hanno sollecitato risposte sull'attuale stato delle operazioni di ricerca di Domenico Racanati chiedendo quali mezzi e risorse siano indirizzati al suo ritrovamento e se i ministeri di competenza intendano adottare misure urgenti finalizzate alla rimozione delle campate del viadotto crollato.
La richiesta è stata inoltrata ai ministri dei Trasporti e delle Infrastrutture e alla Protezione civile e politiche del mare, Matteo Salvini e Nello Musumeci. Purtroppo ad oggi non ci sono risposte. Le promesse di Salvini sono state smentite e la ricostruzione del ponte non arriverà prima del 2027, ma soprattutto non è dato sapere quando verrà riportata in superficie la Fiat Bravo di Mino Racanati. «Ma noi non ci arrendiamo», ripetono i Racanati .
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