Impalcatura rubata nel cantiere: ora è in trappola tutta la banda

17 Settembre 2022

Dopo l’arresto del conducente del Tir, avvenuto 4 mesi fa, si chiudono le indagini dei carabinieri In carcere un 47enne di Tornareccio, obbligo di dimora per altri due complici di Torremaggiore 

CASOLI. Erano riusciti a fuggire subito dopo il furto di materiale edile in una ditta di costruzioni di Casoli. Ma, a 4 mesi dal colpo sventato dai carabinieri di Lanciano, tutti i componenti della banda sono finiti in trappola. Tre sono le misure cautelari emesse, su richiesta della Procura, dal gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ed eseguite alle prime luci dell'alba di giovedì dai militari del Nucleo operativo e radiomobile di Lanciano, che lo scorso maggio avevano già arrestato l'autista del Tir utilizzato per trasportare il materiale rubato. In carcere a Lanciano è finito Napoleone Iodice, 47 anni, di Tornareccio; agli altri due complici, Salvatore Buonagura, 32 anni, e Daniele Latella, 24 anni, entrambi di Torremaggiore (Foggia), è stato applicato l'obbligo di dimora.
I tre sono i presunti responsabili del furto di ponteggi da impalcatura in un grosso capannone privato nell'area industriale di Casoli. I fatti risalgono allo scorso 7 maggio, quando gli uomini del Norm e il personale della stazione di Casoli, che erano già impegnati in una attività specifica di prevenzione, ricevono una segnalazione di movimenti sospetti nell'area industriale e intervengono tempestivamente, riuscendo ad arrestare in flagranza di reato l’autista del Tir, Giovanni Schettino, 37 anni, di Venafro (Isernia). In base alle indagini dei carabinieri l'uomo, dipendente di una società di autotrasporti della provincia di Napoli, viene assoldato e convinto da Iodice, dietro ricompensa in denaro, ad utilizzare per il colpo il semirimorchio del suo datore di lavoro, dal quale il giorno prima aveva già scaricato la merce regolarmente trasportata. Mentre l'autoarticolato si allontana dal capannone, seguito dall'Audi A3 con gli altri tre complici, arrivano i carabinieri che bloccano il camion e arrestano l'autista. L'auto fugge in retromarcia e viene abbandonata poco dopo in una stradina sterrata poco distante: i tre si danno alla fuga a piedi nelle campagne. Le indagini dei carabinieri del Norm, diretti dal tenente Giuseppe Nestola, condotte sulle impronte ritrovate nell'auto, sui tabulati telefonici e sulle immagini della videosorveglianza, portano ad individuare tutti i componenti della banda.
Iodice, considerato il committente del furto, finisce in carcere, anche in ragione di numerosi e specifici precedenti. Per gli altri due indagati, incensurati e il cui ruolo appare marginale, il Gip dispone l'obbligo di dimora a Torremaggiore, con divieto di uscire nelle ore notturne. Nell'interrogatorio di garanzia, ieri mattina, Iodice, assistito dagli avvocati Antonello Cerella e Luigi Marcucci, ha risposto alle domande del Gip negando ogni addebito. Al termine i difensori hanno chiesto di sostituire la misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, richiesta sulla quale Canosa si è riservato la decisione.
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