In 200 entrano nelle Gole chiuse

Fara San Martino, denuncia dell’opposizione: divieto violato. De Vitis: un successo
FARA SAN MARTINO. «In tantissimi hanno scelto di trascorrere il Ferragosto in paese malgrado la chiusura delle Gole di San Martino». Non trattiene la propria soddisfazione il sindaco Carlo De Vitis, forse perché il pienone di giovedì non era così scontato dopo l’interdizione al transito del sentiero per le Gole e il monastero a causa della caduta di massi. È più di un mese che l’accesso è chiuso, con ricadute negative per l’economia turistica di Fara. Invece «è stato un 15 agosto con il solito pienone», registra il primo cittadino, «grazie ai tanti che hanno scelto di vivere il nostro paese, la montagna e soprattutto le aree delle sorgenti del Fiume Verde. Vi aspettiamo in questi giorni ancora più numerosi per i tanti eventi estivi in programma». Sono in tanti, però, a chiedere quando le Gole torneranno accessibili. «In queste settimane», spiega De Vitis, «abbiamo lavorato di concerto con gli uffici preposti agli iter autorizzativi, al fine di eseguire al più presto i necessari lavori di pubblica incolumità». Perché vengano concessi i fondi per gli interventi di somma urgenza (258mila euro), manca solo un passaggio in giunta regionale. In paese, intanto, la polemica non si placa. «A Ferragosto», sostiene Giuseppe Di Rocco, ex sindaco e oggi consigliere di opposizione, «abbiamo potuto osservare oltre 200 turisti che, assumendo la loro piena responsabilità, hanno violato il divieto e visitato le Gole e il monastero, senza che nessuno controllasse o lo impedisse. Acosa serve quel divieto? Siamo convinti che con una gestione regolamentata di questa emergenza si sarebbe potuto evitare questo disastro turistico ed economico per l’intero comprensorio. In molti posti, altrettanto pericolosi, facendo rilasciare una liberatoria di responsabilità, con cui si informa sui rischi che si corrono oltre alla fornitura e all’obbligo di utilizzo di dispositivi di sicurezza, viene consentito l’accesso. Non comprendo perché a Fara ciò non sia possibile». (s.so.)

