In carcere da innocente ora chiede il risarcimento

10 Novembre 2019

Operaio 39enne accusato di tentato omicidio è stato in carcere un anno  I difensori: «La sua vita stravolta dopo una sparatoria in via Del Porto»

VASTO . Ha trascorso un anno in carcere ingiustamente con l’accusa di tentato omicidio. Ora chiede di essere risarcito dallo Stato. Domani l’odissea di un operaio vastese di 39 anni, F.S., finirà davanti ai giudici dell’Aquila. Arrestato nel 2013 dopo una sparatoria, con l’accusa di tentato omicidio, restò in carcere un anno. Nel 2015 arrivò la sentenza di assoluzione di primo grado. Assoluzione che venne confermata in appello. F.S., che si è sempre dichiarato innocente, ha perso, a causa della vicenda giudiziaria, il lavoro e la serenità familiare. La moglie lo ha lasciato dopo l’arresto. Ora chiede allo Stato un equo risarcimento per l’ingiusta detenzione che gli ha causato non pochi problemi fisici, psicologici, economici e sentimentali. Domani la sua richiesta sarà valutata dai giudici della Corte d’appello dell’Aquila. Ad assistere F.S. saranno gli avvocati, Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni. «L’incubo per il nostro cliente», raccontano i legali, «iniziò sei anni fa dopo una sparatoria in via Del Porto. Due uomini in sella a una moto spararono alle spalle contro un altro uomo, I.P.. Lo avrebbero fatto per vendicare una aggressione subita da I.P.».
L’operaio vastese, venne accusato di essere l’uomo che con un complice il 19 aprile 2013 sparò alle spalle a I.P., in sella a una moto Ducati. «A giugno 2015», ricordano gli avvocati Giacomucci e Mugoni, «il collegio giudicante formato dal presidente Bruno Giangiacomo e a latere i giudici Italo Radoccia e Fabrizio Pasquale, assolse F.S. per non aver commesso il fatto. Nessuna prova che sotto il casco dell’uomo che sparò a I.P. ci fosse il nostro cliente». La stessa sentenza venne emessa un anno dopo in appello. I legali dell’operaio raccontano che per lui è stata una esperienza durissima. «Di buona famiglia e incensurato», dicono gli avvocati, «la sua vita è stata stravolta dalla detenzione e dalle conseguenze che questa ha comportato. L’accusa di tentato omicidio ha fatto il vuoto attorno a lui. Ora chiede di essere rimborsato per l’inferno che ha dovuto subire. Secondo il codice di procedura penale», insistono gli avvocato Mugoni e Giacomucci, «chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile ha diritto a un’equa riparazione per la custodia cautelare subita. Ugualmente, il risarcimento per ingiusta detenzione spetta all’indagato, quando abbia scontato una misura cautelare e poi si sia proceduto all’archiviazione del caso. In pratica, la legge dice che a chiunque (indagato o imputato) sia stata inflitta ingiustamente una misura cautelare limitativa della propria libertà personale spetta un’equa riparazione, che viene calcolata in base ai giorni trascorsi in carcere».
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