In carcere padre e figlio per il rogo al bar

10 Novembre 2019

I due, lancianesi, incastrati dalle telecamere. Offerti 850 euro a un vigile del fuoco affinché non chiamasse i carabinieri  

CASTEL FRENTANO. Hanno appiccato l’incendio al bar Maiella in via Dei Peligni, poi hanno aggredito e malmenato prima due vigili del fuoco che cercavano di domare le fiamme e poi due carabinieri intervenuti per fermarli. Dai domiciliari sono così finiti in carcere Claudio e Giovanni Roselli, padre e figlio di 49 e 23 anni, di Lanciano, dopo l’udienza di convalida dei loro arresti da parte del giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa. A Villa Stanazzo sono finiti con le accuse di incendio doloso, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, porto abusivo d’armi (un’ascia) e solo il padre anche di tentata corruzione. Un elenco di reati che da mercoledì, giorno dell’incendio e del loro arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, si è allungato grazie alle indagini dei carabinieri della Compagnia di Lanciano, guidati dal capitano Vincenzo Orlando.
Quasi due ore è durata l’udienza ieri mattina di fronte al giudice Canosa e al sostituto procuratore Serena Rossi che subito ha chiesto l’inasprimento della pena: dai domiciliari, al carcere. Richiesta accolta dal giudice. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, presentata dal pm Rossi in udienza, i Roselli mercoledì pomeriggio vanno al bar Maiella e litigano con il proprietario. Se con lui direttamente o indirettamente e sul perché indagano i carabinieri. Che, grazie alle immagini delle telecamere della zona, vedono che la sera i due ripassano davanti al locale e appiccano il fuoco al gazebo esterno in legno, dove ci sono sedie e tavolini. Intervengono i vigili del fuoco di Lanciano per spegnere le fiamme. Ma padre e figlio cercano di fermarli, di non far spegnere loro l’incendio. Claudio offrirebbe anche dei soldi, 850 euro a un pompiere (da qui la tentata corruzione) per non chiamare i militari. Ma i vigili vanno avanti e vengono aggrediti a calci e pugni. Arrivano i carabinieri; calci pugni anche a loro. In 4, due pompieri e due carabinieri, finiscono in ospedale, con prognosi tra 5 e 10 giorni, mentre padre e figlio ai domiciliari.
Nella perquisizione dell’auto i militari trovano un’ascia. Da qui anche l’accusa di porto abusivo di arma che si aggiunge all’elenco dei reati che li porta dritti in carcere e che si può anche allungare visto che il giudice ha rimandato gli atti al Pm perché formuli l’accusa di calunnia dei due verso le forze dell’ordine.
A nulla è valsa la difesa dell’avvocato Domenico Russo che ha cercato di dimostrare che i Roselli non hanno appiccato l’incendio, che Claudio è stato aggredito da un vigile e c’è stata una reazione, che non ci può essere stata corruzione. L’ascia invece era nell’auto perché stavano facendo dei lavori in campagna per pulire gli ulivi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA