In casa circondati da muffa e umidità

7 Maggio 2017

L’appello di una famiglia dopo che la Asl ha definito antigienici i locali

CHIETI. Pareti intrise di muffa e umidità che trasuda da ogni angolo. È in quell’appartamento al primo piano della palazzina Ater civico 43, in via Brigata Maiella, che Bruno Catena è costretto a vivere, benché affetto da asma bronchiale. Con lui anche la sorella e la madre, Elda Mantini, di 93 anni. Eppure già il 28 dicembre del 2016 il Dipartimento di prevenzione servizio igiene, epidemiologia e sanità pubblica della Asl, in seguito a un sopralluogo in quei locali, ha constatato che “dal punto di vista igienico-sanitario l’abitazione è da ritenersi, allo stato, antigenica e sovraffollata”, come si legge sulla relazione rilasciata ai familiari. Ma le pratiche per richiedere il trasferimento in un altro appartamento sembrano essere sparite, contando che in quella casa la situazione non è affatto migliorata. Tanto che Catena è costretto a vivere nell’appartamento indossando una mascherina per cercare di far fronte a quell’aria malsana.
«Cerchiamo di ripulire la muffa sui muri», dice la madre, «ma l’umidità è tanta e sembra che la situazione sia irrisolvibile. È da novembre scorso che sto cercando di trovare una soluzione per cambiare appartamento. Ma sembra che non ci siano case disponibili». Intanto i giorni passano e Catena, a causa della sua patologia, è costretto ad assumere sempre più farmaci, a dispetto di quell’attestato del Dipartimento di prevenzione, sul quale si continua a leggere: “La presente relazione di sopralluogo viene inviata al signor sindaco di Chieti, nella qualità di massima autorità sanitaria locale (art. 32 Legge n.833/1978 e art. 17 del D. Lgs. n. 112/1998) per quanto di competenza”.
Ma nella palazzina 43, simile alle altre che si trovano in quella zona residenziale Ater, i problemi non finiscono. Uno scarico fognario in un giardinetto di fronte allo stabile perde acqua maleodorante da diversi mesi: «Per risolvere il problema abbiamo contattato sia l’Ater e sia il Comune. Ma ognuno dei due enti ci ha risposto che la competenza per la riparazione spetta all’altro», dicono dei residenti.
Così spiega, invece, la signora Livia Giordani, che abita nel complesso: «L’acqua scorre sotto il marciapiede qui davanti e va a finire dietro alla palazzina, dove c’è solo terra, con pericolo di smottamenti. E quando piove la situazione peggiora. Le grondaie del palazzo si sono rotte, così l’acqua continua a infiltrarsi nelle pareti. Inoltre ci sono molte barriere architettoniche, nonostante qui abitino invalidi e in tutto 8 famiglie. In casa mia, poi, il pavimento è da rifare. Sono due anni che scrivo all’Ater, ma non è cambiato nulla».
Edoardo Raimondi