In cinque a giudizio per frode allo Stato

Lanciano. Coop dei trasporti nei guai: «Evasi redditi per 500mila euro, fatture su operazioni inesistenti»
LANCIANO. Avrebbero creato un complesso impianto di cooperative cartiere nell'ambito del settore trasporti per frodare lo Stato in materia tributaria e del lavoro. E sarebbero riusciti a incassare centinaia di migliaia di euro in 4 anni, dal 2012 al 2016.
Dopo una lunga inchiesta della guardia di finanza sono finiti davanti al giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa A.C., 43 anni, di Paglieta; T.D.P., 54 anni, di Atessa; G.V., 49 anni, di Lanciano; D.T., 53 anni, di Atessa e A.D.A., 41 anni, rappresentati dai legali Maria Benedetti, Rinaldo Berghella e Mauro Razzotti. Il giudice li ha rinviati a giudizio, col processo che inizierà il 27 ottobre 2021. E nel corso delle udienze i legali sono pronti a smontare le accuse, in particolare l’associazione a delinquere.
Per la procura, che si è basata su una meticolosa indagine della guardia di finanza i 5, con un sesto uomo, il “capo” della organizzazione che è deceduto e quindi non è a processo, con diverse posizioni organizzative “avrebbero distolto buona parte dei ricavi di competenza dell’allora Sangro Express srl, convogliandoli su due società cooperative in zona sangrina e una cooperativa estera, la Nag express srl che, come noto, beneficiano di particolari agevolazioni fiscali, e avrebbero eluso la normativa in materia di lavoro e legislazione sociale per quello che riguarda l’illecita somministrazione di manodopera”.
La Procura parla di fatture soggettivamente false emesse per conto dei soci lavoratori delle coop, di evasione dei redditi per oltre 500 mila euro su costi indeducibili pari a circa 2 milioni di euro. E ancora, sempre per l’accusa ci sarebbero fatture per operazioni inesistenti.
E si parla anche di concorso in estorsione perché “obbligavano i lavoratori ad accendere una posizione Iva individuale, se volevano continuare a lavorare come autisti”.
A T.D.P. è contestata anche l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato perché dichiarava di essere disoccupato e non lo era, e avrebbe così percepito 11.246 euro. Per i legali invece sono accuse prive di fondamento, non ci sarebbe alcuna associazione a delinquere e sono pronti a dimostrarlo a processo. (t.d.r.)
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