In corsa 5 candidati sindaco «Le nostre idee per la città»

Parte la campagna elettorale per il Comune, Di Stefano: sono io l’uomo da battere Amicone, De Cesare e Ferrara puntano al ballottaggio. Di Iorio: ho riaperto i giochi
CHIETI. Primo incontro pubblico tra i cinque candidati sindaco dall’apertura ufficiale della campagna elettorale. Oggi scade il termine per la presentazione delle liste, parte ufficialmente la campagna elettorale e si gioca a carte scoperte. L’incontro è stato voluto dall’associazione Noi del Vico presieduta da Stefano Marchionno che ha ribadito la centralità del tema della cultura e delle tante associazioni cittadine. Davanti a un pubblico contingentato e alle telecamere di Rete8, all’ultimo piano del palazzo ex Upim, dove c’era il ristorante Bellavista con un panorama mozzafiato, i candidati hanno risposto alle domande del direttore di Rete8 Carmine Perantuono e del giornalista del Centro Pietro Lambertini. Tre minuti a testa per ogni risposta. Ecco i punti salienti, presentando i candidati in ordine alfabetico.
M5S Luca Amicone, 40 anni, ideatore di una start up innovativa nel campo paramedicale, primo dei non eletti dei 5 stelle alle scorse elezioni, paragona Chieti a «una Ferrari con un motore da 500, perché la politica teatina non è all’altezza della città». La sua priorità è «riorganizzare la macchina amministrativa, comprese le due società partecipate. Riqualificare l’assetto interno», spiega, «serve per dare un servizio migliore ed evitare clientelismi. Seconda priorità è riaprire il distretto sanitario allo Scalo. Terzo obiettivo: riunire le due anime della città che spesso vengono separate». Amicone, l’unico che si presenta senza una coalizione alle spalle, punta al ballottaggio: «Ci arriveremo perché siamo il nuovo, la reale alternativa al passato che ha fallito».
DE CESARE Con i suoi 28 anni, l’imprenditore Paolo De Cesare è il candidato più giovane. Laureato in economia aziendale, master alla Luiss, quinta generazione dell’impresa edile di famiglia, De Cesare ha detto di aver messo «in campo un concreto rinnovamento della classe politica teatina, da 25 anni la stessa nei volti e nelle idee». Sostenuto da quattro liste civiche, ritiene prioritario «ridare dignità alla città diventata capoluogo di provincia solo di nome e non più di fatto, dopo la lunga spoliazione di uffici pubblici, che ne hanno minato l’economia, con la perdita della banca del territorio e una classe politica che non l’ha difesa. E poi strade dissestate, zero manutenzione, zero programmazione, a partire dal cuore della città, cioè da piazza San Giustino e dal municipio».
DI IORIO Il polo civico di Bruno Di Iorio è sostenuto da quattro liste, alcune di provenienza politica che si sono però spogliate delle etichette di partito. Una condizione che Di Iorio, 60 anni medico di famiglia appassionato di sport, ha preteso e ottenuto. La scelta di candidarsi è dovuta «all’amore per la mia città, un capoluogo di provincia umiliato e offeso dalla politica locale, in mano a quattro o cinque signorotti che vogliono fare il bello e il cattivo tempo. Io voglio mandare a casa questi signori che hanno distrutto la città e ho già vinto, almeno dal punto di vista morale, perché altrimenti sarebbero tornati a vincere a mani basse. La mia discesa in campo è servita a destabilizzare un potere che avrebbe segnato ancora il futuro della città».
CENTRODESTRA Sostenuto da sei liste, Fabrizio Di Stefano è il candidato da battere. Lui, che a 14 anni è entrato in una sede di partito e da allora non ha più lasciato la politica, conta di vincere al primo turno. Se comunque dovesse andare al ballottaggio, non farà alleanze. «Chieti», ha detto, «deve ripartire nel post Covid partendo dall’asset ospedale-università, nella parte bassa, e puntando sulla cultura per quanto riguarda la parte alta». Per il settore culturale ha ricordato la legge regionale da lui promossa che ha fatto del Marrucino il teatro lirico d’Abruzzo e poi un teatro di tradizione. Ora ha presentato un progetto che porterà in città 6 milioni di fondi europei per costruire una cittadella della cultura intorno al Marrucino, recuperando la sala Eden e palazzo Massangioli.
CENTROSINISTRA Diego Ferrara, 66enne medico di famiglia e consigliere uscente, è sostenuto da quattro liste. La sua priorità è fare una ricognizione finanziaria dell’ente soprattutto dopo aver vissuto «tribolati consigli comunali con la giunta che cercava di nascondere i problemi sollevati anche dai revisori dei conti». E ora dice no alla «protervia con cui si diceva che andava tutto bene». Ha denunciato anche «le gravissime carenze d’organico del personale comunale, con 200 dipendenti in meno, e altri che andranno in pensione». Ferrara è sicuro di arrivare al ballottaggio e lì giocherà la sua partita: «Sono un motore diesel», ha assicurato, «e il cavallo buono si vede al ricchiappo», ha concluso citando un vecchio detto cittadino.
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