In dodici anni 160 incendi

Lista di attentati al patrimonio dei residenti e a quello ambientale. E’ allarme
VASTO. Fuoco e attentati: i roghi fanno sempre più paura. Il fuoco è diventato lo strumento più diffuso per vendicarsi, punire, mandare messaggi. L’angoscia del Vastese è giustificata e raccontata dai 160 incendi subiti in dodici anni.
I NUMERI. Dal 2005 al 2007 le auto andate a fuoco sono state 35. Dal 2008 al 2009 sono andate in cenere altre trenta vetture (cinque in una notte sola) e persino l’intero deposito della Protezione civile Valtrigno a San Salvo. Altre dieci auto sono andate a fuoco nel 2010. Altrettante sia nel 2011 che nel 2012. Solo nei primi cinque mesi del 2013 il numero di attentati ha superato l’intero anno precedente. Anni di fuoco anche quelli a seguire. Lunga anche la lista dei ripetuti attacchi ambientali alla riserva naturale protetta. Punta Aderci è stata più volte minacciata. Nel 2012 sulla spiaggia di Mottagrossa vennero accesi cinque roghi. Nel 2014 gli interventi furono quattro. Altri due se ne contano nel 2015. Grazie alla continua sorveglianza della Cogecstre e del Circomare la scelleratezza dei piromani è stata spesso vanificata. Il 2016 è finito con l’incendio di una palestra e il 2017 è cominciato con un doppio rogo in un camping. I raid non hanno risparmiato nessuno.
I MOVENTI. Gli obiettivi sono mirati. Il motivo scatenante è ogni volta diverso. L’esecutore spesso ha già fatto i conti con la giustizia. Spesso agisce per futili motivi o per infliggere una punizione. Il fuoco viene scelto perché distrugge e cancella ogni traccia degli esecutori. Sull’accaduto gli investigatori hanno sollevato un muro di riserbo. «Le vicende sono delicate il movente forse privato», si limita a dire il maggiore dei carabinieri, Giancarlo Vitiello. Nessuno ha mai visto un attentatore all’opera. Le auto incenerite da inizio anno e il doppio rogo ai danni di Ettore Primiceri, balneatore e al vertice della piccola pesca vastese, hanno risvegliato angosce mai guarite e riportano alla memoria la lunga scia di attentati subiti dal territorio e sfociati in maxi operazioni e retate.
LA RISPOSTA DELLA GIUSTIZIA. La maxi operazione Tramonto che portò in carcere 43 persone è solo la retata più recente partita da una serie di roghi dolosi. L’operazione prese le mosse dagli attentati incendiari che a gennaio 2011 hanno visto finire nel mirino dei piromani esponenti politici e forze dell’ordine. Un anno prima la scia di fuoco portò gli investigatori a scoprire in città un racket delle estorsioni. L’operazione Crash sgominò una banda che per mesi aveva seminato terrore. E sempre gli incendi dolosi sono stati la miccia che ha prodotto le due operazioni Histonium 1 e Histonium2. Poi è arrivata l’operazione Adriatico e le inquietanti rivelazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, che hanno alzato un velo su molti attentati incendiari. Gli ultimi roghi dolosi, secondo i carabinieri, hanno una diversa matrice e non sono collegati fra loro. A causare l’effetto domino sarebbe l’emulazione. Le ultime due auto (lo scorso 6 giugno, di proprietà di due donne, ndc) sarebbero state distrutte per dispetto, ma gli investigatori ritengono che il movente in entrambi i casi sia privato.
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