In mille contro l’impianto bruciarifiuti

11 Aprile 2016

Sindaci, comitati e associazioni sfilano nelle vie di Lanciano per bloccare la nascita del termovalorizzatore a Sant’Eusanio

LANCIANO. È Lanciano la piazza scelta per difendere l'ambiente. Un palcoscenico colorato ed eterogeneo di mamme, bambini, anziani, ragazzi, sindaci e cittadini, associazioni, comitati, bandiere variopinte, slogan e fischietti.

In mille hanno sfilato ieri per le vie del centro per dire no al mega termovalorizzatore da 26 megawatt che si vorrebbe realizzare tra Lanciano e Sant'Eusanio, vicino a due aree protette, l'Oasi di Serranella e il bosco di Mozzagrogna, e che dovrebbe trattare, attraverso un processo detto "pirolisi", rifiuti di tutti i tipi, anche tossici e speciali, materie plastiche, pneumatici e oli esausti per trasformarli in combustibili come olio (synoil), carbone (chair) e gas (syngas).

Dopo il corteo del 23 maggio contro la piattaforma petrolifera Ombrina Mare e dopo le battaglie contro l'elettrodotto Villanova-Gissi, le centrali a biomasse di Treglio, Villa Pasquini e Santa Maria Imbaro, il popolo frentano torna a difendere, marciando in massa, il "suo" territorio.

IL CORTEO. I manifestanti si sono ritrovati al terminal bus della Pietrosa, a poca distanza dagli autobus dei pellegrini in visita al Miracolo Eucaristico e scortati da diverse pattuglie delle forze dell'ordine. Il gruppo si è ingrossato man mano che si è snodato il corteo che ha toccato via Ferro di cavallo, via De Crecchio e, con un inspiegabile accavallamento di manifestazioni, lungo corso Bandiera invece che in Corso Trento e Trieste dove c'erano le bancarelle dell'iniziativa di Casartigiani, "Antico in pizza". Eppure la richiesta di autorizzazione per la manifestazione era arrivata da diverso tempo. Il corte è giunto poi in piazza Plebiscito dove si sono alternati al microfono i vari protagonisti della protesta.

I SINDACI. Bello il colpo d'occhio delle tante fasce tricolore, di ogni schieramento politico da destra, sinistra e centro, che sono accorse per una causa comune: difendere il territorio dall'ennesimo impianto insalubre a vantaggio di poche persone invece che di un'intera comunità. Non solo quindi i sindaci di Lanciano e Sant'Eusanio, ma anche quelli di Atessa, Castel Frentano, Altino, Perano, Treglio, Casoli, Guardiagrele, Roccascalegna, Gessopalena, San Vito, Paglieta, Santa Maria Imbaro, Frisa, Tollo. «Li ringraziamo ad uno ad uno» dice il presidente di Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci «perché è importante il loro impegno in prima persona e perché oltre a metterci la faccia questi sindaci si sono impegnati anche a produrre delle delibere di consiglio comunale per dire no a questo impianto».

LE ASSOCIAZIONI. Tante le associazioni e i comitati, da Nuovo Senso Civico, Comitato popolare No inceneritore in Val di Sangro, Wwf, Legambiente, Collettivo Uallò Uallà, Zona 22, Abruzzo social forum, comitato No elettrodotto, comitato No stoccaggio Poggiofiorito: tante battaglie di tanti colori e territori diversi che però guardano ad un unico cielo, un solo mare e una sola terra. Ci sono slogan che inneggiano alla vita, al diritto alla salute, ad una terra bella, vitale e sana.

IL MODELLO DI SVILUPPO. «Il no a questo impianto» dice il sindaco e presidente della Provincia, Mario Pupillo che ha invitato anche a votare sì al referendum del 17 aprile non è un no fine a se stesso, ma un grido di allarme per dire «cosa volete ancora da questo territorio? Ci vengono imposte discariche, elettrodotti, centrali a biomasse mentre stiamo andando nell'ottica della valorizzazione e della diminuzione dei rifiuti. Grazie a questa politica la discarica di Cerratina prolungherà la sua vita di altri 15 anni: perché dobbiamo incenerire altri rifiuti, rifiuti di chi? Alla Regione chiediamo un piano regionale sull'ambiente e un modello di sviluppo sostenibile. Da sindaci inoltre vogliamo poter dire la nostra su questi impianti».