In più di 100 scendono in piazza per dire no alla nuova ferrovia

9 Aprile 2022

Tra la folla anche i sindaci di Chieti, San Giovanni Teatino e Manoppello e la deputata Torto I cittadini: «Le nostre richieste non sono state ascoltate, così verrebbero abbattute troppe case»

CHIETI. Oltre 100 persone sono scese in piazza ieri pomeriggio allo Scalo per dire no alla ferrovia. Il progetto di velocizzazione della rete Pescara Roma, che prevede il raddoppio dei binari e l’abbattimento di più di 100 edifici tra i diversi comuni interessati, per i comitati cittadini è «inutile e dannoso».
I cinque comitati che hanno animato la protesta sono il Comferr, rappresentato dal presidente Antonio Bianchi e dall’ex assessore teatino Gianni Di Labio, il comitato FerroVia della presidente Paola Sablone, il Mulino, rappresentato da Loris Zappacosta e Katia Corsi, il comitato No ferrovia sì strada verde, del presidente Paolo Cacciagrano e il comitato di Alanno, della presidente Cinzia Antonacci. È la prima manifestazione pubblica contro il progetto. «E non sarà l’ultima», avverte Di Labio. «Non ci fermeremo qui: arriveremo anche in Europa», aggiunge Sablone che di professione è avvocato.
Di Labio ha aperto la manifestazione sottolineando come per l’opera «si prevede una conclusione nel 2060. E dunque di quale progresso stiamo parlando? Di treni che tra oltre 30 anni andranno alla velocità media di 80 chilometri all’ora? Non può essere questo il progetto del futuro».
Poi l’attacco contro i sindacati e i rappresentanti di categoria come Confindustria e Confartigianato: «Ma questi signori le hanno lette le carte? Sanno di cosa parlano?», e contro i parlamentari abruzzesi, «21 fantasmi», li ha definiti Di Labio, salvo poi rettificare, visto che era presente la deputata M5S Daniela Torto, «l’unica ad aver avanzato una interrogazione parlamentare sul problema».
Quanto agli amministratori locali, presenti con i sindaci di Chieti, San Giovanni Teatino e Manoppello, Diego Ferrara, Giorgio Di Clemente e Giorgio De Luca, Di Labio ha lodato il loro darsi da fare, aggiungendo però che, a suo parere, «sono stati presi in giro».
A seguire ha preso la parola Sablone che ha posto i problemi di inquinamento acustico, ambientale e da vibrazione, oltre all’abbattimento di «più di 100 edifici tra tutti i comuni interessati. Chieti Scalo ospiterà sette pericolose aree di stoccaggio, una delle quali si troverà vicino alla sede di una scuola superiore e di alcuni corsi universitari. Saremo la seconda L’Aquila. Ci vogliono devastare a favore di qualche imprenditore con gli appoggi politici».
Cacciagrano ha ricordato le lunghe battaglie di San Giovanni Teatino contro la ferrovia: «Da decenni Rfi cerca di aggredire il nostro territorio», ha detto, «ma stiano certi che la popolazione non è dormiente». Antonacci ha espresso preoccupazione soprattutto per il quartiere San Rocco di Alanno, «che verrà devastato da questo progetto che ormai abbiamo ribattezzato Attila».
A chiudere la manifestazione è stato il presidente del Comferr Bianchi: «Non abbiamo contestato l’idea di un collegamento più veloce con la capitale», ha aggiunto, «ma non in questo modo, con un progetto studiato da remoto, senza entrare nei territori».
Da medico ha ricordato inoltre la pericolosa ricaduta psicologica e se l’è presa contro la procedura del dibattito pubblico, «un muro di gomma», l’ha definita. Di Labio l'aveva chiamata «una farsa».
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