In piazza per la Thales e la Casa di riposo

Sciopero e picchetto davanti all’azienda dello Scalo che sta per chiudere. In prefettura il dramma del San Giovanni Battista
CHIETI. Uno sciopero di due ore ed un presidio davanti ai cancelli dell’azienda, in via Enrico Mattei allo Scalo. I dipendenti del sito Thales di Chieti non si arrendono e protestano ancora dopo che il management dell’azienda ha annunciato di voler di fatto smantellare lo stabilimento teatino dove lavorano 98 persone. Questa mattina alle 10 e 30 è in programma un nuovo vertice a Roma, negli uffici del ministero dello Sviluppo economico. Altri due incontri con l’entourage italiano di Thales, azienda che ha la proprietà di stanza in Francia, sono già stati fissati per il 23 ed il 29 febbraio su espressa richiesta di Giampietro Castano, referente ministeriale per le vertenze aziendali. Intanto la partita sulla Thales si sta giocando, parallelamente, in territorio francese come annuncia Simone Di Nisio, referente della Rsu in quota Fiom.
«I colleghi sindacalisti francesi hanno chiesto un incontro a Patrice Caine, il titolare della Thales. Questo perché in Francia una rappresentanza della Rsu partecipa anche ai cda dell’azienda- spiega Di Nisio- e nelle ultime riunioni non si è mai sentito parlare di problemi per il sito di Chieti che andassero oltre l’esigenza di un periodo, breve, di cassa integrazione per i lavoratori a seguito di un calo degli affari». E invece il management italiano di Thales, che vede a capo Ugo Govigli, la scorsa settimana ha comunicato a chiare lettere al ministero dello Sviluppo economico la volontà di creare una nuova società satellite, pronta ad essere acquisita per metà dall’azienda malese Sapura, e di uscire dal settore della difesa che impiega 70 dei 98 dipendenti del sito Thales di Chieti e, di conseguenza, prossimo alla chiusura tra la sconcerto generale di sindacati e lavoratori. Anche perché lo stabilimento Thales dello Scalo è sempre stato un’eccellenza, grazie alla realizzazione di tecnologie all’avanguardia per la difesa come la cosiddetta “radio del soldato” e, di recente, si era aggiudicato addirittura un progetto da 2 milioni finanziato dall’Europa e denominato “SafeCop” che ha l’obiettivo di fornire tecnologie e metodi scientificamente validi per garantire la sicurezza nell’utilizzo del wireless nei Cyber Physical Systemps.
A tutto questo si sono aggiunti importanti incentivi economici statali e regionali attraverso l’opera del vice presidente della Regione Giovanni Lolli. Ma non è bastato, almeno finora, a far tornare sui propri passi i vertici dalla Thales. Così il coordinamento nazionale della Rsu Thales, le sigle confederali nazionali, Fim, Fiom e Uilm, ieri hanno proclamato uno sciopero di due ore nelle sedi di Sesto Fiorentino, Gorgonzola, Roma oltre che dove i dipendenti della Thales hanno incassato la solidarietà dei lavoratori della vicina Selex. Stamane i componenti della Rsu di Thales Chieti, Di Nisio, Carlo Caprani e Mario Pierdomenico, insieme ai colleghi confederali Riccardo Nunziato della Uilm e Davide Labbrozzi della Fiom, parteciperanno al tavolo romano nella speranza di far cambiare idea all’azienda.

