In rianimazione lavori imminenti Il reparto rischia il trasferimento

Si teme il trasloco a Chieti. Marongiu: così si paralizza l’attività chirurgica e si ridimensiona il Renzetti Taglieri: amianto già bonificato, pretesto per fare tagli. Campitelli: pronta una soluzione alternativa
LANCIANO . La notizia della chiusura del reparto di rianimazione, con trasferimento a Chieti assieme a parte del personale per lavori di bonifica amianto, è l’ennesima tegola che si abbatte sull’ospedale di Lanciano. «Il trasferimento porterebbe alla paralisi delle attività chirurgiche», denunciano i consiglieri regionale Francesco Taglieri (M5S) e comunale Leo Marongiu (Pd), «vogliamo capire cosa accade perché la bonifica è stata fatta nel 2019. Non vorremo che il trasferimento sia uno degli atti per trasformare il Renzetti in un ospedale a vocazione medica, come indicato dal manager Asl nell’audizione in commissione regionale».
LA CHIUSURA
Ad annunciare i lavori per la rimozione dell’amianto è il consigliere regionale Nicola Campitelli (FdI) che, lunedì mattina, ha fatto un incontro al Renzetti, insieme ai tecnici Asl e al personale sanitario, per trovare una alternativa allo spostamento a Chieti. «Nella scorsa legislatura avevo predisposto fondi per bonificare l’amianto negli edifici pubblici, tra cui i reparti dell’ospedale di Lanciano (700mila euro di cui 522mila per il Renzetti, ndc)», dice Campitelli, «e uno degli interventi rimasti da eseguire riguarda una parte di rianimazione. Per evitare di chiuderlo durante i lavori si è trovata una soluzione alternativa che domani sarà valutata dalla direzione generale Asl». L’idea è di trasferire i 4 letti nella multidisciplinare già attrezzata per questo tipo di postazioni.
LE PROTEStE
Ma vogliono vederci chiaro sui lavori e sulla chiusura paventata Taglieri e Marongiu. «Campitelli mette le mani avanti sull’ipotesi chiusura di rianimazione che metterebbe ko il Renzetti, quasi paralizzando le attività chirurgiche», afferma Marongiu, «la rianimazione non può essere spostata, sarebbe il punto di non ritorno per l’ospedale dove lavori di bonifica dell’amianto sono stati già fatti. Vista la delicata situazione vediamo se l’amministrazione comunale questa volta segue il problema». Per Marongiu accorpamento dei reparti, taglio di posti letto e lavori in rianimazione sono segnali preoccupanti: «La direzione aziendale parla di situazioni temporanee: vigileremo affinché sia così. Siamo pronti a qualsiasi iniziativa per tutelare il futuro del Renzetti». Che con l’amianto fa i conti dal 2003 con le prime denunce di Taglieri. Poi il caso dei pavimenti in vinil-amianto è scoppiato nel 2015 con i controlli dei carabinieri forestali nella palazzina centrale (pediatria, ginecologia, pronto soccorso, radiologia, rianimazione, direzione sanitaria, cardiologia) e i lavori partiti nel 2018 a volte di confinamento tramite resinatura dei pavimenti – come accaduto in rianimazione – e a volte di smantellamento, sono costati alla Asl oltre un milione di euro. «I lavori di bonifica amianto sono stati fatti a luglio e agosto 2019 in rianimazione», ricorda Taglieri, «tramite incapsulamento che avevo contestato dopo che primi lavori fatti così portarono a far saltare i pavimenti nel pronto soccorso e all’Utic. Oggi quindi si torna su lavori già fatti? Sono stati fatti male? Si pagano gli stessi interventi due volte e si creano nuovi disservizi. Campitelli cerca soluzioni cervellotiche quando c’è la multidisciplinare che è attrezzata per la terapia intensiva e, soprattutto, quando è stato fatto lo stesso tipo di lavori e i letti furono spostati nel blocco operatorio. Se ci saranno scelte diverse vuol dire che c’è la volontà strategica di far fuori il Renzetti, rendendolo nei fatti un cronicario visto che le attività chirurgiche verrebbero cancellate».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

