In trecento senza stipendio chiedono aiuto alle istituzioni

6 Ottobre 2014

VASTO. Sostengono di non avere i soldi per pagare la benzina, l’affitto, le bollette, le cure mediche. Non riescono a fare la spesa. Chiedono che gli enti in debito con la casa di cura San Francesco...

VASTO. Sostengono di non avere i soldi per pagare la benzina, l’affitto, le bollette, le cure mediche. Non riescono a fare la spesa. Chiedono che gli enti in debito con la casa di cura San Francesco in cui lavorano versino almeno un acconto del dovuto. A lanciare l’ennesimo grido d’aiuto sono i 300 dipendenti della Fondazione Padre Alberto Mileno di Vasto che da agosto sono senza stipendio. «Hanno chiesto aiuto al presidente della V° Commissione Sanità, Olivieri e all'assessore alla Sanità, Paolucci, all’onorevole Maria Amato, al consigliere 5 stelle, Pietro Smargiassi, al governatore Luciano D’Alfonso», scrive Daniele Leone ( Cgil). «Siamo ad ottobre e questi lavoratori temono di non percepire neanche lo stipendio di settembre. Senza salario non sanno davvero come continuare ad andare avanti. Hanno paura di subire pignoramenti, taglio delle utenze, umiliazioni e mortificazioni».

A provocare il disagio delle 300 famiglie non è certo l'amministrazione della Fondazione Padre Alberto Mileno, che gestisce la struttura. La mancata corresponsione degli emolumenti è provocata dal mancato trasferimento da parte delle Asl d’Abruzzo, Molise e Puglia, delle somme necessarie al pagamento delle prestazioni erogate regolarmente agli utenti dalla struttura riabilitativa San Francesco di Vasto. «Non sanno più a chi rivolgersi. Chiedono a tutta la politica di trovare una soluzione e intanto erogare un congruo acconto al debito accumulato dalle Asl, in particolar modo quella di Avezzano Sulmona, debitrice di circa 1,5 milioni di euro». Tanti i messaggi di solidarietà pervenuti ai lavoratori, ma c'è anche chi stigmatizza il loro atteggiamento. «Basta piangersi addosso» scrive un medico, il dottore Rolando Cinalli. «Non metto in dubbio che qualcuno dei dipendenti possa attraversare delle difficoltà economiche, ma dire che tutti i dipendenti del San Francesco, non possono comprare le medicine ed il cibo è scandaloso solo perchè vi è stato un ritardo del pagamento dello stipendio di 30 giorni. Chi legge il messaggio ha l'impressione che siamo tutti dei morti di fame e che abbiamo bisogno della carità. Il nostro Paese sta attraversando un crisi economica da vari anni e ci sono migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro e queste persone affrontano la vita con dignità e il loro stipendio non ha un ritardo di soli 30 giorni. Nella vita non si può essere sempre cicale ma bisogna essere anche formiche. Sono sicuro che i nostri Politici di maggioranza sapranno risolvere questo problema». (p.c.)

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