In tremila per l’addio a Domenico e Marina

La disperazione del fratello Alessandro: avrei voluto proteggerli
CHIETI. «Avrei voluto proteggerli anche quella maledetta sera. Avrei scavato da solo a mani nude nella neve pur di ritrovarli vivi». Non senza disperazione, Alessandro Di Michelangelo legge poche righe dal pulpito della cattedrale di San Giustino, gremita all’inverosimile, davanti alle due bare dove riposano il fratello Domenico, che in città tutti chiamano Dino, e la cognata Marina Serraiocco. «Eri un ragazzo dal cuore d’oro», dice parlando del fratello, poliziotto come lui, «pronto a sacrificarti per il prossimo, e lo hai dimostrato fino all’ultimo, essendo stato tirato fuori per ultimo». Quarant’anni Dino e 36 Marina, gli ultimi corpi senza vita restituiti dall’hotel di Rigopiano. Dramma al quale è scampato il loro unico figlio Samuel, 7 anni, che era con i genitori al momento in cui la valanga ha centrato l’hotel, ma che ieri non era al funerale. È rimasto protetto a casa di amici. Andrà a stare con i nonni materni, Tommaso e Clotilde Serraiocco. Il giorno prima si è affacciato nella sala consiliare della Provincia dove è stata allestita la camera ardente. Suo nonno, Francesco Di Michelangelo, è un dipendente in pensione dell’amministrazione provinciale, per anni è stato capo operaio della Provincia, e dunque l’amministrazione si è subito prodigata per rendere onore al figlio poliziotto e alla moglie. Dalla Provincia si è mosso ieri pomeriggio il corteo funebre con le due bare di legno chiaro, quella di Marina era ricoperta di fiori rosa, quella di Dino aveva tre maglie poggiate, della Juventus, del Chieti e del Sacro Cuore (il quartiere dove è cresciuto).
Il corteo era aperto dalle corone inviate dal presidente della Repubblica e dal capo della Polizia. C’erano poi l’Associazione pensionati della Polizia, che portava il tricolore italiano e i due gonfaloni del Comune e della Provincia di Chieti. Con strette al petto le due fotografie di Dino e Marina seguivano poi le famiglie, quella Di Michelangelo, con il papà Francesco, la mamma Loredana e il figlio Alessandro, con la compagna Donatella Di Giovanni, comandante della Polizia municipale di Chieti, e quella Serraiocco, con Tommaso e Clotilde e il fratello Giuseppe. Molte le autorità presenti, a cominciare dal vice capo della Polizia Luigi Savina, tornato nella sua città d’origine per l’occasione. «La mia presenza vuole testimoniare la vicinanza a questa famiglia della Polizia italiana», ha detto Savina, «l’intera famiglia della Polizia di Stato è con questo poliziotto e lo sarà nel futuro con Samuel». Tra le oltre 3.000 persone che affollavano la cattedrale e piazza San Giustino c’erano anche le due fasce tricolori del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e di quello di Osimo, dove Dino si era trasferito per servizio, Simone Pugnaloni. Erano inoltre presenti i due prefetti di Chieti e Pescara, Antonio Corona e Francesco Provolo, i due questori, Vincenzo Feltrinelli e Francesco Misiti e il presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo. Tanti anche i cittadini di Osimo. «Era una famiglia splendida. Si davano da fare con l’associazione della nostra contrada, San Patrignano, e da quando erano arrivati si erano subito fatti voler bene», ha detto la vicina di casa, Gianna Ferroni. L’arcivescovo Bruno Forte, di fronte al dramma della morte inspiegabile, si è appellato al significato profondo della fede. Dino e Marina si erano sposati proprio in cattedrale, ha ricordato monsignor Forte, ora «celebrano in paradiso le nozze eterne». All’uscita, tanti palloncini bianchi e un palloncino rosso a forma di cuore.
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