Incatenata al letto dal figlio e dalla nuora: ecco le immagini choc

10 Marzo 2023

L’anziana disabile di 85 anni costretta a vivere nel degrado «Nella mansarda di Ortona macchie di sangue e sporcizia»

CHIETI. Una mano penzolante, rassegnata, senza forze, provata da una sofferenza che il colorito scuro amplifica e denuncia. Le caviglie imprigionate da catene saldamente ancorate alla parete di una stanza trasformata in una cella. E poi sporcizia, macchie di sangue, tracce ovunque di degrado. E altre catene. Eccola, la mansarda degli orrori – pieno centro di Ortona, non periferia estrema di una città dimenticata – che oggi il Centro è in grado di documentare con immagini choc che indignano, tolgono il fiato e reclamano giustizia. Sono fotografie che finiranno all’attenzione del tribunale di Chieti, dove il prossimo 11 maggio inizierà il processo che vede come vittima un’anziana di 85 anni e come imputati il figlio e la nuora, accusati di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia dopo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca e condotte dai carabinieri della stazione di Ortona. A mandare la coppia alla sbarra, due giorni fa, è stato il giudice per l’udienza preliminare Andrea Di Berardino.
Le carte dell’inchiesta raccontano lo stato dell’abitazione in cui l’anziana disabile era segregata, «del tutto isolata e priva di relazioni». I militari dell’Arma, allertati da un tecnico del gas che aveva raggiunto la mansarda per un controllo, hanno trovato l’appartamento «in pessime condizioni igieniche e maleodorante». L’anziana era sdraiata nella camera da letto, «con il polso destro e la caviglia sinistra bloccati da catene, ancorate al muro con fisher e anelli e bloccate da lucchetti». Non solo: la copertura in tessuto della poltrona «presentava vistose macchie, verosimilmente tracce ematiche». Nel lavello, invece, c’erano piatti e posate sporche. Il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha parlato di «assistenza non congrua da parte dei familiari, quanto meno se rapportata alle significative provviste economiche a disposizione dell’anziana, ovvero 2.600 euro, in grado di garantire un migliore aiuto anche con personale esterno. Ecco dunque che l’assistenza prestata all’anziana, con strumenti di contenzione tanto anomali, sembra in effetti ben ancorata a motivazioni e interessi economici e scarsamente, invece, all’affetto figliale e parentale».
Gli imputati, assistiti dall’avvocato Rocco Giancristofaro, hanno sempre negato l’accusa di aver maltrattato la pensionata. L’amministratore di sostegno dall’anziana, rappresentato dall’avvocato Italo Colaneri, si è costituito parte civile: la richiesta di risarcimento danni è di 100mila euro.
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