Inchiesta nata da una ditta socia in affari con la Asl
Le prime compensazioni indebite scoperte già due anni fa con la Studio Tiesse Sotto accusa il privato di una partecipata che resiste ai tentativi di chiusura di Flacco
CHIETI. È cominciato tutto da una società in affari con la Asl di Chieti. La maxi inchiesta con 12 arresti e 40 indagati per una presunta frode fiscale da 63 milioni di euro attraverso le «compensazioni indebite» ha un «precedente» che chiama in causa una ditta di Chieti, la Studio Tiesse srl. Sulla Studio Tiesse è aperta un’altra inchiesta che coinvolge l’amministratore, l’ingegnere Roberto Simone, e che arriverà in aula il 13 giugno prossimo.
SEMPRE IN LIQUIDAZIONE. Ma chi è la Studio Tiesse? È il socio privato di una società partecipata della Asl, in liquidazione dal 2012: da 6 anni, la Asl prova a chiudere la Asl Service srl, ditta che si occupa di controlli nei cantieri con sede in via Pellicciotti, ma finora ogni tentativo è rimbalzato contro i ricorsi del privato. Il direttore generale Asl Pasquale Flacco ci ha provato anche nel 2016 e nel 2017 ma la partecipata resiste. La Asl Service è di proprietà della Asl di Chieti per il 31%, mentre il resto delle quote è della Asl di Avezzano (20%) e dello Studio Tiesse (49%). Asl di Chieti e Studio Tiesse condividono, 51% e 49, un’altra partecipata: la Dia srl, sempre in via Pellicciotti.
FRODE SCOPERTA. L’indagine che giovedì scorso è sfociata in 12 arresti – tre in carcere, i consulenti napoletani Renato De Luca e Michelangelo Maffei e l’impresario funebre teatino Maurizio Di Biase, più altri 9 ai domiciliari – non coinvolge direttamente la Studio Tiesse ma la ditta è citata più volte nelle carte dell’accusa: nelle 133 pagine dell’ordinanza, il primo capitolo è intitolato «genesi delle indagini e natura delle frodi contestate: il precedente di Studio Tiesse». Scrive il gip Luca De Ninis: «Il metodo di frode era già emerso agli atti di un precedente procedimento penale del 2016 riguardante la posizione del cliente Studio Tiesse». E a parlare di «frode», già due anni fa, era stata anche l’Agenzia delle Entrate durante un contenzioso tributario con la ditta: «La frode», recita il documento, «consiste nel compilare le deleghe di pagamento con saldo “non a zero” ma con uno scarto di pochissimi centesimi tra l’importo dovuto e quello compensato, riuscendo così a trasmettere i modelli F24 tramite gli ordinari sistemi di home banking e ad aggirare il sistema di controllo preventivo introdotto dal legislatore. Nella quasi totalità dei casi», dice l’Agenzia delle Entrate anticipando di due anni le contestazioni della polizia e della finanza, «i debiti di imposta già iscritti a ruolo in via definitiva vengono compensati con crediti di imposta molto vecchi dei quali non vi è alcuna traccia nelle relative dichiarazioni fiscali». Debiti cancellati con un clic a fronte di crediti inventati con il trucco di versare solo «pochi centesimi».
INTERCETTAZIONI. Della Studio Tiesse si parla nelle intercettazioni telefoniche. Secondo gli investigatori, guidati dal pm Giancarlo Ciani, la ditta sarebbe tra la «platea dei clienti» dei consulenti De Luca e Maffei: «I clienti Roberto e Giacomo Simone (non indagati in questo procedimento, ndr) sono parte del portafoglio procurato dagli intermediari/procacciatori Maurizio Di Biase e Matteo Veneziani (arrestato, ndr)». Al telefono, proprio Di Biase e Veneziani, che riveste anche la carica di consigliere nella partecipata Asl Service, «fanno esplicito riferimento alla vertenza derivante dall’indebita compensazione»: è un contenzioso da 4 milioni che, a causa della regolarizzazione sfumata, lievita. «Veneziani informa Di Biase che è giunta una cartella esattoriale da 8 milioni corrispondente al raddoppio delle cifre compensate da De Luca, motivo per cui Giacomo Simone sarebbe andato su tutte le furie».
NUOVA INDAGINE. Ma c’è anche un’altra telefonata in cui si parla dell’indagine in corso sulla Studio Tiesse: in un’intercettazione, a parlare sono il consulente De Luca e l’avvocato arrestato Luciano De Rosa e, «nel tentativo di comprendere cosa possa aver innescato le indagini che hanno indotto la procura di Chieti a fare accertamenti bancari sui loro conti correnti, De Luca – dopo avere escluso Adamo Di Natale (indagato, ndr) “perché lavora con me”, Maurizio Di Biase e Lorenzo D’Arcangelo – esterna il sospetto che “l’unico str. è l’ingegnere”, ovvero Roberto Simone». E ora il gip ordina nuovi approfondimenti: «È necessario elevare specifiche contestazioni anche per tale ingente indebita compensazione a carico di Giacomo Simone e degli odierni indagati Maurizio Di Biase, Matteo Veneziani, Renato De Luca e Michelangelo Maffei».

