Indagati 5 ultrà per minacce Ma il sindaco li scagiona

CHIETI. Cinque tifosi del Chieti indagati per presunte minacce rivolte alla curatrice fallimentare Maria Nicla Corvacchia e al dirigente sportivo Nobile Capuani. Ma gli ultrà incassano due prese di...
CHIETI. Cinque tifosi del Chieti indagati per presunte minacce rivolte alla curatrice fallimentare Maria Nicla Corvacchia e al dirigente sportivo Nobile Capuani. Ma gli ultrà incassano due prese di posizione che li scagionano: la prima è del sindaco Umberto Di Primo, presente a una delle riunioni finita sotto accusa e citata nel capo di imputazione; la seconda è del vice presidente del Chieti, Filippo Di Giovanni, consigliere comunale e segretario cittadino Pd, che si schiera con i tifosi parlando di «vicenda surreale».
Secondo gli atti giudiziari, i tifosi avrebbero usato «un tono minaccioso» durante un incontro con la curatela fallimentare nello studio legale di Di Primio. Uno di loro avrebbe detto: «Che dobbiamo fare? Dobbiamo arrivare ad uccidere qualcuno». Il sindaco, testimone di quella riunione, racconta: «È vero che i tifosi si sono incontrati con la curatrice fallimentare Corvacchia e il dirigente Capuani nel mio studio ma non ricordo esserci stata alcuna minaccia», dice il sindaco che parla di un incontro dai toni distesi. «Non conosco gli atti dell’indagine ma mi sembra davvero strano», spiega il sindaco, «davanti a me non sono state dette parole che lasciassero immaginare delle minacce. Io ho agevolato quell’incontro, ci siamo seduti nella sala riunioni del mio studio e si è parlato normalmente: niente di niente», assicura il sindaco, «del resto», osserva Di Primio, «che influenza avrebbero potuto avere i tifosi in un momento del genere? Se sarò chiamato come testimone in tribunale, ripeterò tutto questo». Sulla frase con la parola uccidere, Di Primio è certo: «Non avrei mai permesso che qualcuno in mia presenza parlasse di uccidere qualcuno».
Di Giovanni ricorda quel periodo calcistico dell’anno scorso segnato dall’incertezza e in cui «mentre qualcuno lavorava per cercare di dare un futuro al calcio cittadino, altri avevano a cuore ben altri interessi»: «In quel contesto», dice il vice presidente, «potrà essere venuto fuori qualche tono un po’ forte, ma sicuramente mai di minaccia né intimidazione. Chi ha espresso con forza la propria opinione affinché certi personaggi, sui cui meriti sportivi parlano i loro curriculum, stessero lontani dal calcio cittadino e dalle vicende neroverdi l’ha fatto a fin di bene. Sicuramente senza travalicare il normale dibattito sportivo, in un sano e vivace scambio di opinioni avendo sicuramente a cuore le sorti calcistiche della nostra città. Una città che per troppo tempo ha pagato un dazio importante in termini di conduzione sportiva alle mire e agli appetiti di personaggi ambigui e improvvisati. Per cui, solidarietà ai ragazzi della curva Volpi che non hanno mai mollato di un centimetro». (p.l.)

