«Indipendenza dei magistrati? È un valore da difendere, questo declino mi preoccupa»

L’intervento della presidente della Corte d’appello: «Secondo chi ci governa, c’è troppa autonomia. Ma pochi ricordano quanto possa essere facile perderla»
CHIETI. Cento anni dal delitto Matteotti, cento anni da una della pagine più buie della storia italiana che ha visto suo malgrado la città di Chieti protagonista. Il processo agli assassini del deputato socialista Giacomo Matteotti venne infatti spostato a Chieti perché giudicata piazza tranquilla. La “città della camomilla” nel 1926 ospita un processo-farsa, cartina di tornasole di un’Italia che cede al regime, punto di svolta di una dittatura che cala la maschera e si mostra per ciò che è. Spunto per magistrati e avvocati per riflettere sull’indipendenza della magistratura, tema più che mai scottante e attuale, proprio in quel tribunale dove il processo agli assassini si trasforma nel processo alla vittima. «Oggi si parla molto dell’indipendenza della magistratura», ha detto la presidente della Corte d’appello dell’Aquila Fabrizia Francabandera, «non perché si ritenga che sia in pericolo, ma al contrario perché si ritiene che ce ne sia troppa. Secondo chi ci governa il tema è quello della troppa indipendenza e quindi di capire come si può circoscrivere meglio i poteri della magistratura». La presidente della Corte d’appello si è detta chiaramente contraria a quello che ha definito come il tentativo di «diminuire il sistema di pesi e contrappesi voluto dopo le tragedie del fascismo».
SCONTRO MAGISTRATi-POLITICi
La giornata per commemorare la figura del deputato socialista assassinato il 10 giugno del 1924 è stata pensata in due momenti. Il primo dedicato agli studenti con uno spettacolo al teatro Marrucino e il secondo in tribunale con un convegno intitolato “Il processo Matteotti a Chieti e la giustizia italiana ai tempi del fascismo”, a cura della Scuola superiore della magistratura e dell’Ordine degli avvocati di Chieti. Alla presidente Francabandera, dopo una serie di contributi a carattere storico, è toccato il compito di chiudere l’appuntamento con un intervento che riportasse l’attenzione sul presente. La presidente ha detto di aver preparato un intervento sui tecnicismi dei vari progetti di legge, ma poi i fatti dell’ultima settimana le hanno fatto cambiare idea sugli argomenti da trattare. «Qualche giorno fa il presidente del Senato ha detto che bisogna capire meglio il ruolo della magistratura, perché non è ben chiaro come si dividono i poteri in Italia. I fatti dell’ultima settimana mi hanno convinto della necessità di alzare il tiro, di non volare basso sui tecnicismi dei vari progetti sulla riforma della costituzione dell’ordinamento giudiziario. Di nuovo si parla di scontro tra magistratura e politica, di nuovo vari soggetti contrapposti da una parte e dall’altra, ma dalla parte della Costituzione chi c’è? In pochi, credo. Pochi ricordano quanto sia facile perdere l’indipendenza della magistratura e quanto debba, invece, continuare a essere un valore per tutti. Assisto a un declino che mi preoccupa molto», ha concluso la presidente.
IL CONVEGNO
L'incontro in tribunale, moderato da Emanuela Vitello, consigliera della Corte d'appello dell'Aquila, è stato aperto con i saluti del presidente del tribunale Guido Campli, della presidente Francabandera e del presidente dell’Ordine forense teatino Goffredo Tatozzi. Gli interventi sono curati da Giovanni Canzio, primo presidente emerito della Corte di cassazione, dal docente di Procedura civile all'università di Siena Giuliano Scarselli, dalla sostituta procuratrice generale della Cassazione Paola Filippi, dalla nuora dell’avvocato della famiglia Matteotti, Marina Campana Magno, e da Francabandera. Con la sola eccezione di quest’ultima, tutti gli altri relatori hanno ricostruito le vicende storiche legate al processo Matteotti, mettendo in evidenza quel clima di «contiguità, compiacente o soggiacente, della giustizia di cui il regime ha bisogno», come ha sottolineato Canzio. Chi nulla ha avuto a che fare con quel clima è stato il coraggioso avvocato socialista Pasquale Galliano Magno che ha assistito la famiglia Matteotti «senza paura di giocarsi la carriera», come ha ricordato la nuora nel suo applauditissimo intervento.
LO SPETTACOLO
La commemorazione di Matteotti era partita in mattinata al Marrucino, di fronte a 360 studenti, con lo spettacolo “Processo a Matteotti” dell’artista teatino Alessandro Blasioli. Lo spettacolo è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione nazionale magistrati, il Comune e le associazioni Chieti Nuova 3 febbraio e Unitre. Al termine il presidente Campli è salito sul palco per ricordare ai ragazzi che in tribunale c’è un’aula intitolata a Matteotti: «Abbiamo anche una targa dove si parla di scempio della giustizia svoltosi a Chieti. A questa città, che si porta ancora dietro il marchio di “città della camomilla”, va restituita, però, la credibilità che merita, ricordando anche vicende molto più meritorie della sua storia».
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