Industrie vastesi: per gli operai sarà un 2020 di sacrifici

Dalla Pilkington alla Denso, le prospettive per il nuovo anno E i 31 lavoratori dell’ex Cbi di Gissi sperano in un acquirente
VASTO. Da sabato sono cominciate le ferie per le principali realtà produttive del Vastese. I lavoratori della Pilkington e i colleghi delle due fabbriche satellite Primo e Bravo sanno che al loro rientro negli stabilimenti, il 7 gennaio, li aspetta un altro anno di sacrifici. Per i colleghi della Denso, che faranno vacanze più corte, al momento il lavoro non manca ma resta il mistero sui futuri investimenti.
Natale tristissimo per i 31 lavoratori della Cbi di Gissi che, pochi giorni fa, hanno ricevuto le lettere di licenziamento a chiusura di un anno drammatico per il lavoro nel Vastese, se si considerano anche le saracinesche abbassate alla Sam. Il futuro degli ex lavoratori della Cbi dipende da un eventuale acquirente della fabbrica. È stato invece un 2019 di ammortizzatori sociali per la Granito Forte e la Archema che, dopo diverse giornate di cassa integrazione, sperano in un anno migliore.
PILKINGTON. Il 2020, per il colosso vetrario, sarà l’anno dei nuovi prodotti che usciranno dalla fabbrica di San Salvo grazie a 30 milioni di euro di investimenti. La linea dei lunotti è quasi ultimata. A inizio anno ci sarà la produzione dei nuovi parabrezza e vetri laterali. I mercati, però, non raccontano nulla di buono: il settore dell’auto in Italia, Francia e Germania è fermo. Le case automobilistiche allungano i tempi per il lancio dei nuovi modelli. Tante le incertezze sulle vetture ibride. Gli ammortizzatori sociali aiuteranno il colosso del vetro a vincere la sfida sperando in un 2021 di ripresa.
DENSO. Niente cassa integrazione a dicembre, ma nessuna decisione sui futuri investimenti. Alla Denso la situazione è monitorata costantemente: al momento i sindacati mantengono un atteggiamento positivo, però invocano chiarezza. Denso non ha ancora deciso dove produrre il motore elettrico. I sindacati chiedono alla politica di fare la sua parte per attirare l’investimento prima che il colosso decida diversamente. La Regione assicura di seguire con interesse la vicenda.
CBI. I 31 ex lavoratori della Cbi di Gissi sperano in un 2020 meno traumatico. Attualmente sono disoccupati. I sindacati cercheranno di farli riassorbire da un eventuale nuovo acquirente. Ma nulla è certo. Un periodo nero che ha spinto la Cgil ad invocare il riconoscimento dello stato di crisi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

