Ingiusta detenzione, risarciti dopo 17 anni

14 Giugno 2024

Vasto. Operazione Histonium: la Corte d’appello condanna lo Stato a sborsare 35mila euro a due coniugi

VASTO. Diciassette anni dopo l’operazione Histonium, il blitz dei carabinieri che portò a decine di arresti nel Vastese e fuori regione, continua a regalare colpi di scena. La Corte d'appello dell'Aquila - presidente Fabrizia Francabandera, relatore Alfonso Grimaldi, giudice a latere Raffaella Gammarota - accogliendo la richiesta dell'avvocato Marisa Berarducci ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire M.S., 53 anni, di San Salvo, e la compagna D.D., 52, di 35mila euro perché coinvolti ingiustamente nella vicenda e poi assolti. In particolare il danno più grave e il risarcimento per la ingiusta detenzione riguarda M.S.. L'uomo, che all'epoca dei fatti lavorava per la Tim, perse il lavoro e negli anni successivi faticò e non poco per trovare un’altra occupazione a causa delle ingiuste accuse ricevute. «Ha passato davvero un periodo durissimo», spiega l'avvocato Berarducci. «Dopo 17 anni», dichiara soddisfatta l'avvocato, «è finito un incubo».
Il processo di secondo grado sull’operazione Histonium, l’inchiesta su una presunta associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni che portò magistratura e carabinieri ad arrestare nove persone nel 2007 e 17 nel 2008 nel Vastese e in Molise, si è chiuso a maggio 2022 con l'assoluzione da parte della Corte d'appello dell'Aquila di diversi imputati con la formula "il fatto non sussiste". Fra loro anche M.S. e la moglie D.D.. L’operazione Histonium era stata suddivisa in due filoni: il primo nel 2007, portò all'arresto di 9 persone, il secondo blitz invece scattò il 6 giugno 2008. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Vasto, portò le forze dell’ordine a eseguire 17 ordinanze di custodia cautelare. Gli indagati erano accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a commettere gravi reati, tra cui estorsioni, incendi, attentati dinamitardi, rapine, ricettazioni, usura e riciclaggio. La posizione di M.S. era più leggera, ma venne comunque arrestato. La compagna, nonostante due bambini, finì ai domiciliari poi revocasti con una misura meno afflittiva. L’iter giudiziario era iniziato a Lecco, dove gli inquirenti ritenevano fosse stato commesso l’episodio più grave. I giudici della Suprema corte stabilirono poi lo spostamento del processo a Vasto. I diversi gradi di giudizio hanno sempre evidenziato l'estraneità della coppia. (p.c.)
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