Inneggia ai talebani, espulso dall’Italia

19 Agosto 2021

Un pakistano promuove la guerra santa e disprezza la democrazia sui social. «È un pericolo per la sicurezza nazionale»

CHIETI. Nel suo ultimo messaggio su Facebook, alle 7.26 di due giorni fa, ha pubblicato una foto che inneggia ad Hibatullah Akhundzada, leader supremo dei talebani che hanno preso Kabul. All’alba di ieri, Arslan Faiz, pakistano di 31 anni residente a Francavilla al Mare, è stato prelevato a casa da carabinieri e polizia: accusato di «associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico», un reato punito con il carcere da 7 a 15 anni, è stato raggiunto da un decreto di espulsione amministrativa per «motivi di sicurezza pubblica» firmato dal prefetto di Chieti Armando Forgione. L’operazione è scattata nei giorni della crisi afgana e del ritorno del terrore talebano.
L’INCHIESTA Faiz, che da tre anni lavora in un autolavaggio di via Nazionale Adriatica Sud, entrato in Italia con un permesso di protezione umanitaria, è ritenuto «socialmente pericoloso» alla luce delle indagini dei carabinieri del Ros e del comando provinciale teatino, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila. Le investigazioni, dirette dal procuratore della Repubblica Michele Renzo e dal sostituto Simonetta Ciccarelli, hanno consentito di raccogliere «una serie di elementi indicativi di un rapido processo di “radicalizzazione”».
INDAGINI SUL WEB I militari hanno monitorato il pakistano su internet e sui social network, in particolare Facebok, scoprendo «la pubblicazione di foto e commenti inneggianti alla formazione di un califfato islamico e al jihad, sentimenti di odio e disprezzo per le istituzioni democratiche, nonché un completo disinteresse verso l’integrazione nella comunità italiana». Non solo: gli investigatori del maggiore Davide Palmigiani hanno ricostruito «condotte dell’indagato orientate alla propaganda e al sostegno in favore di alcune organizzazioni di natura estremista o comunque ad esse vicine o riconducibili». L’ufficio immigrazione della questura di Chieti, diretto dal vice questore Gabriella Falco, ha così revocato il permesso di soggiorno.
LA PERQUISIZIONE Durante il blitz di ieri è scattata la perquisizione informatica all’interno dell’abitazione che Faiz divide con altri due connazionali e un tibetano. I militari hanno analizzato cellulari e altri dispositivi tecnologici e portato via documenti e libri in lingua araba. Alle 10 in punto Faiz è arrivato in piazza Umberto I su una gazzella dei carabinieri e, controllato a vista, è entrato in questura: aveva in mano un trolley di colore nero.
LA PROCEDURA Gli agenti gli hanno notificato il provvedimento firmato dal prefetto e, a distanza di un paio d’ore, il pakistano ha lasciato gli uffici di polizia per essere portato in un Centro per rimpatri, con «ordine di trattenimento» del questore Annino Gargano: è già partita la procedura per allontanarlo definitivamente perché, come spiegano gli investigatori, «l’ulteriore permanenza sul territorio nazionale potrebbe agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali». Entro due mesi al massimo, spiegano dalla questura, Faiz lascerà l’Italia con un volo diretto in Pakistan.
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