«Innovazione e tecnologia: così vola la Val di Sangro»

Lanciano. Il segretario Bentivogli (Fim Cisl)alla manifestazione del sodalizio Rati «Le fabbriche chiudono dove non investono e non puntano sulla formazione»
LANCIANO. Rivoluzione tecnologica non significa perdita di lavoro, al contrario, significa crearne di più e con migliori prospettive. È il motto, ormai da qualche anno, di Marco Bentivogli, il sindacalista 4.0 come viene soprannominato per la sua incondizionata fiducia verso l’innovazione e la tecnologia, che ieri pomeriggio è stato ospite della prima iniziativa dell’associazione Rati (Rete abruzzese per il talento e l’innovazione) del 2019 di scena a Palazzo degli studi. Sul tavolo il tema del lavoro «in piena economia della conoscenza» in un distretto, quello della Val di Sangro, che è ad altissima concentrazione industriale e che rappresenta una delle più grandi aree manifatturiere del Centro sud Italia. Ma siamo anche nella terra dell'innovazione, come la scuola di specializzazione Its dimostra ormai da anni a Lanciano, e dove il Polo automotive di Santa Maria Imbaro funge da contenitore di idee ad altissima concentrazione tecnologica per il settore metalmeccanico che stanno portando progetti concreti, prototipi, modelli da sviluppare e da realizzare. È questa anche la terra della Sevel, il “polmone” industriale da 6mila dipendenti che sforna migliaia di furgoni alla settimana, di anno in anno sempre in maggior numero.
Il segretario generale della Fim Cisl si concentra molto sul concetto di rivoluzione industriale. «In Italia spesso si parla in maniera spettacolarizzata del lavoro, ma alla vigilia della quarta rivoluzione industriale io dico che se ne parla male e non abbastanza», precisa subito Bentivogli, «non è vero che la tecnologia toglierà lavoro, anzi, laddove le fabbriche non investono in tecnologia, innovazione e formazione, è là che le fabbriche chiudono, e muoiono. Bisogna preparare e prepararsi al cambiamento. Non sono d’accordo con chi dice che le macchine governano l’uomo. Se fosse vero bisognerebbe tornare all’aratro spinto a mano dagli uomini (spesso anzi erano donne), perché anche l’uso degli animali ha in qualche modo ridotto la manodopera umana. I lavori dove viene utilizzata la tecnologia», spiega Bentivogli al folto uditorio, «sono più stabili e meglio pagati». Ma bisogna stare al passo. «La formazione», incalza in risposta alle domande della giornalista Maria Rosaria La Morgia, «dopo la salute deve essere il primo diritto dei lavoratori, perché devono poter essere messi alla stessa velocità dell’accrescimento delle competenze». E il territorio deve fare da “ecosistema” favorevole per il cambiamento. Fondamentale dunque «rendere le regioni attrattive. «Sevel ha superato i tedeschi sui veicoli commerciali leggeri», dice il segretario Fim, «ma bisogna migliorare le infrastrutture tecnologiche e materiali. Anche per Honeywell, come sindacati possiamo fare tutte le battaglie che vogliamo, ma se il territorio non diventa un habitat in cui tornare a investire è dura».
E una stoccata arriva anche alla politica e al governo: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sull’assistenzialismo, sui sussidi», rimarca, «solo chi non ha mai lavorato non capisce quando sia fondamentale sentire di contribuire alla crescita del proprio Paese. Il lavoro è dignità e orgoglio e la tecnologia è la grande opportunità di questo secolo, una sfida aperta. La macchina a vapore venne stimolata dalla potenza muscolare umana, lo stimolo di oggi sono invece le capacità cognitive».
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