Inquilini fai-da-te negli alloggi popolari

Palazzina Ater allo Scalo. Ascensore rotto, 85enne rinchiusa al quinto piano da quattro mesi: vogliono pagarsi i lavori
CHIETI. 85 anni, invalida al 100%, da luglio scorso rinchiusa in casa come fosse agli arresti domiciliari. La signora Giuliana Paoletti non può più uscire dalla sua abitazione da quando nella palazzina in cui abita, in via Atri 8, allo Scalo, si è rotto l’ascensore. La signora vive al quinto piano e si muove a mala pena in casa grazie a deambulatore e bastoni. Non può fare neanche una rampa di scale, figuriamoci cinque piani. E così dal 2 luglio è rimasta segregata in casa. Quel giorno dentro l’ascensore c’era suo marito, Gino Barbacane, che dovette aspettare un po’ prima di essere liberato dai vigili del fuoco. Da allora la famiglia, insieme agli altri inquilini, ha iniziato a chiedere che si riparasse il guasto.
Trattandosi di una palazzina Ater, i primi ad essere stati chiamati sono stati gli amministratori dell’Azienda territoriale. Ma, nonostante le tante telefonate, nessuno si è mosso. Sono stati interessati anche il sindaco, Umberto Di Primio, e la Procura di Chieti. La ditta contattata per riparare l’ascensore, l’Accord, ha già fatto un preventivo da 3.600 euro circa, ma l’Ater, travolta dagli scandali e dalle inchieste, sembra rimanere muta e indifferente. Al punto che la maggior parte degli inquilini sarebbe anche disposta a pagare in proprio le riparazioni. «Eppure l’affitto lo vogliono», sbotta il signor Barbacane, gestore dell’ex bar Colombo, storico locale di corso Marrucino che ha chiuso i battenti decenni orsono. Ora ambulante nei mercati, il signor Barbacane non ce l’ha fa più. Sua moglie ha bisogno di cure, che da mesi non può più fare.
Tra i 15 condomini di via Atri ce ne sono anche altri con problemi di salute. Come il signor Leondino Di Francesco, che si muove a fatica per gli strascichi di un tragico incidente stradale di cui è stato l’unico sopravvissuto (gli altri cinque morirono tutti). Anche chi abita a pian terreno si sta dando da fare per risolvere la questione. La signora Grazia Bascelli, ad esempio, ha promosso un incontro con il tecnico della Accord per cercare di far abbassare il prezzo delle spese di riparazione. «Da luglio non vediamo più la signora del quinto piano», ha detto la Bascelli, «bisogna fare qualcosa. Anche a costo di sborsare soldi nostri».
Del caso di via Atri si è interessata anche Rai 1 in una trasmissione mattutina di qualche giorno fa in cui tutti hanno ascoltato increduli la storia dalla figlia dei Barbacane, la signora Lorella. A tutto questo bisogna aggiungere lo stato di difficoltà che vivono alcuni inquilini del pian terreno a causa di umidità e muffa. Anche in questo caso sono state inviate lettere all’Ater e alla Procura. Tutte senza risposta.
Arianna Ianotti
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