Intossicati a Capodanno, Genobile si scusa con i clienti: «Vogliamo capire anche noi»

Sono stati quasi tutti dimessi i 30 pazienti che hanno accusato sintomi per i menù di carne d’asporto. A breve l’esito degli esami sui prodotti: «Problemi al cibo solo dopo i ritiri»
CHIETI. Sono in fase di guarigione i circa trenta intossicati che la notte di Capodanno sono corsi in Pronto soccorso per sintomi come gastroenterite, vomito e diarrea. Poche ore prima la consumazione al cenone della Vigilia di alcune pietanze a base di carne servite dal menù d’asporto di Genobile, la storica ditta teatina che da decenni è leader indiscussa nella produzione della carne e gastronomia. Ed è stata proprio l’azienda, che da sempre coltiva il rapporto stretto con i suoi clienti, a contattare personalmente le famiglie che hanno riscontrato i sintomi per accertarsi delle loro condizioni. Ieri sul Centro la ditta, oggi gestita da Nicola Genobile e dal figlio Domenico, si è detta dispiaciuta per l’accaduto, ipotizzando un problema di conservazione dei prodotti dopo la consegna. Sul caso sono già partite le indagini dei carabinieri del Nas di Pescara che, in collaborazione con la Asl teatina, giovedì mattina hanno prelevato i campioni dei prodotti usati per preparare il menù. Tutti i campioni sono già stati mandati in laboratorio per cercare l’agente eziologico e procedere con l’indagine epidemiologica. Tra meno di una settimana si potrebbe già sapere con più precisione cosa è accaduto e perché una trentina di persone, tra cui anche minori, sono finite in ospedale dopo aver consumato il pasto d’asporto del catering.
I RICOVERI. Sono già state dimesse quasi tutte, con prognosi da due a tre giorni, le famiglie che la notte di San Silvestro avevano accusato diversi malori dopo la cena a base di carne. In particolare, le chiamate al 118 quella sera sono arrivate da più punti del Chietino e del Pescarese: sei intossicati a Villanova di Cepagatti, tra cui due ragazzi di 12 e 16 anni, otto da Atessa, una decina da un’abitazione di Lanciano e altri dieci da Spoltore. Ci sono stati poi diversi clienti, spaventati dai sintomi, che si sono recati autonomamente in Pronto soccorso e altri che si sono fatti visitare a casa, ma senza seguire gli accertamenti in ospedale. I pazienti ricoverati sono stati poi distribuiti tra gli ospedali di Chieti, Lanciano, Atessa, Pescara e Popoli, mentre alcuni sono stati trasferiti ad Ancona. Dopo 24 ore in osservazione, la maggior parte è stata dimessa; solo un paziente fino a ieri sera era ancora sotto osservazione all’ospedale di Chieti.
LA DITTA. L’azienda, che ha il laboratorio a Torrevecchia teatina, quest’anno ha servito quasi 5mila asporti per la sera del 31 dicembre tra le province di Chieti e Pescara, proponendo ai clienti diverse pietanze, tutte a base di carne. A disposizione anche «primi per celiaci, menù vegetariano e menù per bambini». Ben specificato in locandina che «i prodotti caldi sarebbero stati sistemati in box termici». Dopo gli ordini, i ritiri sono stati effettuati seguendo diverse fasce orarie, prestando così attenzione alle cotture, preparazione e confezionamento degli alimenti. Secondo la ditta è nel trasporto dopo la consegna che potrebbe essere accaduto qualcosa. «Se ci sono stati problemi esprimiamo la massima solidarietà e vicinanza a chi si è sentito male», scrive Nicola Genobile sui social rispondendo così alle centinaia di commenti di clienti e affezionati alla sua azienda. «Ci siamo messi a completa disposizione della autorità per capire le cause di quanto avvenuto». Di 5mila pasti d’asporto serviti, una trentina di clienti hanno accusato sintomi. «Noi non ragioniamo semplificando tutto in percentuale», spiega ancora Genobile, «ma vogliamo individuare il problema sotto tutti i punti di vista». E a far luce sul caso saranno gli esiti degli esami sui campioni di cibo prelevati dal Nas: già tra pochi giorni dall’istituto Zooprofilattico di Pescara arriveranno le prime risposte.
L’INCHIESTA. Sul caso è già scattata l’inchiesta della Procura di Chieti con le indagini coordinate dal pm Giancarlo Ciani e volte nel dettaglio a ricostruire ogni fase della produzione: dalla provenienza delle materie prime alle modalità di conservazione, dalla preparazione al confezionamento, fino al trasporto e alla consegna dei box termici. Al vaglio anche il rispetto delle norme igienico-sanitarie e della catena del freddo. Nel mirino, secondo le testimonianze di alcuni pazienti, i primi piatti a base di verdure e magro. Non è escluso che alcuni affettati o formaggi degli antipasti possano aver causato dei malesseri. Ma ad accertarlo saranno gli esami di laboratorio. Da parte della ditta la prima ipotesi: «Qualcosa è scattato dopo l’uscita dal nostro laboratorio tanto che il problema è circoscritto a cinque, sei gruppi della fascia oraria di ritiro delle ore 16, poi non abbiamo avuto nessuna segnalazione». E ancora: «Se abbiamo fatto qualche errore, me ne assumo la responsabilità».
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