«Io, beffata da contributi che non arrivano mai»

4 Maggio 2016

La signora Roberta vive con 370 euro, in parte pignorati dalla Soget e senza casa Per un sostegno chiesto al Comune di 300 euro dovrà aspettare più di 3 mesi

CHIETI. Roberta Pavone, 48 anni, un figlio piccolo da mantenere, sfrattata e con uno stipendio di 370 euro mensili in parte pignorato dalla Soget per bollette non pagate. Una donna, una madre in gravi difficoltà economiche. Una persona lasciata sola. Abbandonata da una società cieca e indifferente. Come indifferenti sono gli enti sordi alle sue legittime richieste di aiuto.

Ma lei non si dà per vinta, Combatte per avere un tetto sotto il quale far vivere la persona più importante della sua vita. Se non per lei, è per suo figlio che ha deciso di andare avanti nella sua battaglia e di ingoiare bocconi al fiele tutte le volte che le viene sbattuta la porta in faccia da chi potrebbe, da chi promette e poi non mantiene.

Lei ha un disperato bisogno di aiuto ora, in questo momento, e prospettare soluzioni, persino quelle provvisorie, proiettandole a mesi o anni futuri è un insulto crudele alla sua dignità di donma, di madre e di persona. «Vivo come posso e dormo a casa di chi mi ospita con grande generosità. Ma quell’appartamentino che occupo ora, a giorni dovrò restituirlo al proprietario. Mi tremano i polsi se penso che finiremo davvero in mezzo alla strada».

Per Roberta non ci sono case parcheggio. La sua “emergenza” per Regione e Comune non è abbastanza drammatica per poter usufruire di contributi urgenti, seppure una tantum, messi a disposizione per chi, come lei fa fatica a mettere insieme pranzo e cena, i costi per la mensa scolastica del bambino, l’abbonamento per spostarsi col bus da Chieti a Pescara per raggiungere il posto di lavoro. «L’anno scorso ci hanno detto di fare domanda alla Regione per un contributo una tantum di 1.500 euro, ma ci hanno detto da subito che per usufruire del denaro bisognava aspettare almeno un anno. Quest’anno la mia situazione economica si è aggravata così mi sono rivolta agli uffici preposti per inoltrare la domanda al sussidio, ma mi è stato detto che il bando per il 2016 non è ancora uscito» racconta la 48enne «ho presentato domanda anche al Comune per un contributo di 300 euro, ma quando sono andata a chiedere quando potrò incassarlo mi hanno detto che, se tutto va bene, se ne parla tra tre mesi». Novanta giorni, un tempo irragionevole per una persona che vive col figlio una condizione di così forte disagio economico.

«Non voglio l’elemosina e non posso rinunciare al diritto di avere una casa» riprende «il Comune alza le spalle, dice che ci sono persone che stanno peggio di me». Ma in tutta onestà si fa fatica a immaginare che sia possibile. Lei che per non fare mancare n nulla al suo bambino svolge lavori pesanti con tre ernie al disco e il diabete aggravato da un na patologia cardiaca. «Sono povera, ma per lo Stato non abbastanza per ottenere l’esenzione del ticket» aggiunge con mesta pacatezza.

«Ieri sono andata alla Caritas per chiedere se era possibile aiutarmi pagando i 27 euro dell’abbonamento del bus, ma mi hanno detto di no». Sono cambiate le regole, le hanno detto e lei se ne è tornata a casa delusa come sempre. «Non voglio l’elemosina. Vogliamo camminare sulle nostre gambe» insiste «e se non posso contare sulle istituzioni per ottenere i miei diritti o un po’ di misericordia, mi rivolgo alle persone di buon di cuore». Se qualcuno vuole aiutare Roberta e il suo bambino può farlo rivolgendosi alla redazione del Centro di Chieti.

Lei ha bisogno di un tetto, può pagare un piccolo affitto, ma non le caparre richieste.