«Io, disoccupato sono costretto a lavorare in nero
LANCIANO. «Per poter lavorare, aiutare la mia famiglia, ho accettato un lavoro a chiamata. Ho guadagnato circa 3mila euro in due anni. Ho chiesto la disoccupazione per i mesi di inattività ma, per...
LANCIANO. «Per poter lavorare, aiutare la mia famiglia, ho accettato un lavoro a chiamata. Ho guadagnato circa 3mila euro in due anni. Ho chiesto la disoccupazione per i mesi di inattività ma, per lo Stato, non ne ho diritto perché non sono un “disoccupato involontario”. Cosa devo fare per vivere? Rubare? Forse lavorare in nero così guadagno qualche soldo, posso avere la disoccupazione e farmi inserire nelle liste di collocamento. Sono amareggiato e sconcertato». È lo sfogo di Giampaolo B., che ha un contratto di lavoro a chiamata con una impresa funebre e che si è visto negare prima dall’Inps e poi dal giudice del lavoro di Lanciano a cui aveva presentato ricorso, l’indennità di disoccupazione per un periodo in cui non ha lavorato. La sentenza, emessa dal giudice Cristina Di Stefano ha rigettato il ricorso dell’uomo perché, secondo quanto previsto dalla legge, non ha diritto all’indennità di disoccupazione perché non risulta “disoccupato involontario”. Con il suo contratto, volontariamente e liberamente si è messo a disposizione di un datore di lavoro e quando è inattivo, ovvero non è chiamato a lavorare, non gli spetta l’indennità di disoccupazione.
«Non sono disoccupato involontario, ma lo sono di fatto», dice il giovane. «Ho accettato un lavoro precario, a chiamata, perché era l’unico che ho trovato. Mi permette di guadagnare qualcosa onestamente e aiutare la mia famiglia, visto che sono l’unico ad avere un reddito. Con questo lavoro sono riuscito a prendere la patente, ho versato dei contributi e ho imparato un mestiere. Ma non lavoro sempre, tanto che guadagno circa 3mila euro annue. Nonostante ciò non ho diritto alla disoccupazione e all’iscrizione alle liste. A questo punto mi converrebbe scegliere di non lavorare o di farlo in nero così da poter guadagnare qualcosa e allo stesso tempo percepire la disoccupazione. Praticamente è lo Stato che incentiva il lavoro in nero». (t.d.r.)
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