«Io, maltrattata e violentata in casa» Indagato per le botte alla compagna

CHIETI. «Sì, mi ha costretto anche ad avere rapporti sessuali». Antonella, badante di 43 anni, è ancora sotto choc per le botte, le umiliazioni e gli abusi subiti dal compagno, un camionista di sette...
CHIETI. «Sì, mi ha costretto anche ad avere rapporti sessuali». Antonella, badante di 43 anni, è ancora sotto choc per le botte, le umiliazioni e gli abusi subiti dal compagno, un camionista di sette anni più giovane. Ma la donna, davanti al giudice Andrea Di Berardino e al procuratore capo Giampiero Di Florio, trova la forza di raccontare nei particolari il suo incubo domestico andato avanti per due anni. Non solo: in tribunale, nel corso dell’incidente probatorio, ovvero lo strumento processuale per cristallizzare prove che l’incedere del tempo potrebbe mettere a rischio, la vittima aggiunge ulteriori dettagli rispetto a quelli svelati in denuncia. E ora all’indagato, che deve già rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, potrebbe essere contestata anche la violenza sessuale.
Antonella è naturalmente un nome di fantasia, ma la storia è terribilmente vera. La vicenda viene a galla lo scorso 13 gennaio, quando la donna si presenta davanti ai carabinieri della stazione di Chieti Principale e denuncia tutto. «Da tre anni», racconta, «vivo in città con il mio compagno. Purtroppo, ormai da tempo, sono costretta a subire violenze da parte sua: è ossessionato da una gelosia immotivata e non vuole neppure che io parli con i miei figli e i miei genitori. Mi ha addirittura seguita sul posto di lavoro. Finora non l’ho mai denunciato per timore della mia persona. Ieri sera, dopo cena, il mio compagno, che aveva bevuto birra, ha cominciato a offendermi e a minacciarmi con parole del tipo: “P..., tr..., ti uccido, ti do fuoco”».
Sono stati minuti terribili: «Io ho cercato di riportarlo alla calma, dicendogli che non era giusto che mi insultasse in quel modo. Ma lui, senza sentire ragioni, di colpo ha iniziato a colpirmi al volto con schiaffi e pugni, spingendomi contro una parete della cucina. Sono riuscita a scappare prima in bagno; successivamente, notando che non si calmava, ho guadagnato l’uscita dell’appartamento che è situato al piano rialzato di una palazzina condominiale. Lui ha cercato di raggiungermi in strada per convincermi a rientrare. Ma io, avendo molta paura, sono fuggita a piedi verso il centro di Chieti. Dopo alcuni minuti, credo che dei passanti abbiano chiamato voi carabinieri. È dunque sopraggiunta una vostra pattuglia, alla quale ho raccontato i fatti. Successivamente è arrivata un’ambulanza e sono stata accompagnata in pronto soccorso. Stamattina sono stata dimessa dall’ospedale». I medici hanno certificato contusioni alla testa, al viso e al torace giudicate guaribili in dieci giorni.
Due giorni dopo, Antonella viene riconvocata in caserma e ricostruisce i due anni d’inferno. «Il mio compagno non vuole neanche che io frequenti i miei figli», aggiunge, «perché teme che io possa vedere altre persone con la scusa di andare a trovarli. Quando è annebbiato dai fumi dell’alcol, il che avviene abitualmente, il suo umore cambia e pretende che io debba servirlo e riverirlo». E ancora: «Dopo il lavoro, al rientro a casa, vengo spesso aggredita dal mio compagno, che mi afferra al collo dal bavero della giacca e usa violenza nei miei confronti, spingendomi contro il muro. Quando lui è ubriaco, non mi dà neanche la possibilità di consumare il pranzo: trova ogni possibile scusa per litigare e maltrattarmi. Se parlo al telefono, mi costringe a farlo in vivavoce perché non si fida. In più occasioni mi ha minacciato dicendo che mi avrebbe uccisa buttandomi dal balcone. In alcune circostanze mi ha anche tirato i capelli e sputato in faccia, umiliandomi».
Così arriviamo a ieri. Antonella, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, conferma quanto dichiarato in denuncia e aggiunge gli episodi di violenza sessuale. L’indagato, difeso dagli avvocati Marco Ciccocioppo e Luca Di Nisio, avrà modo di respingere le pesanti accuse. Ora il fascicolo torna in procura: il pubblico ministero dovrà decidere se chiedere il processo nei confronti del trentaseienne. (g.let.)

