«Io nel governo? Ne sarei onorato Ho tante idee per le innovazioni»

Il nome di Sergio Caputi nella lista dei candidati a un ruolo nel nuovo esecutivo di Giorgia Meloni «Rivedere l’arruolamento dei docenti e la carriera curriculare degli studenti finalizzata al lavoro»
CHIETI. Il rettore dell’Università d’Annunzio, Sergio Caputi, in lizza per diventare ministro dell’Università. Per l'Abruzzo, che da trent'anni, tolta la breve partentesi di Ottaviano Del Turco, non ha più una rappresentanza nel governo, potrebbe essere una grande occasione. A livello romano il nome del rettore della più grande università abruzzese continua a circolare, rimbalzato sulle pagine del giornali nazionali, per il ministero dell’Università nel governo che la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sta per costituire. Fatta eccezione per il ministero alle Finanze di Del Turco, a cavallo tra il 2000 e il 2001, bisogna tornare indietro ai due decenni Settanta e Ottanta, quelli del pluri-ministro democristiano Remo Gaspari, per vedere l’Abruzzo stabilmente rappresentato all’interno del Consiglio dei ministri. Due decenni che hanno coinciso con il grande sviluppo della regione. E adesso, attraverso il nome del rettore dell’ateneo teatino-pescarese, per l’Abruzzo si presenta la possibilità di interrompere il lungo digiuno istituzionale. A riportare al centro del discorso il bisogno della regione di avere un proprio rappresentante nel governo è anche il presidente della giunta regionale di Fratelli d’Italia, Marco Marsilio, uomo vicinissimo alla Meloni, che sul fatto che la scelta possa ricadere su Caputi risponde: «Considererei un grande onore per l’Abruzzo essere rappresentato nel governo da una persona come il magnifico rettore Caputi».
Rettore Sergio Caputi, i giornali nazionali continuano a fare il suo nome come possibile ministro dell'Università, lei cosa ne dice?
«Sono onorato oltre che sorpreso per la considerazione dimostrata nei miei confronti e certamente disponibile a ricoprire un così importante incarico. Se la scelta dovesse ricadere sul mio nome, preciso che sarei un ministro tecnico».
Pensa che il sistema universitario vada cambiato?
«Il sistema universitario italiano è ben costruito ma credo che bisognerebbe introdurre alcune innovazioni. Soprattutto per quanto riguarda l’arruolamento e la costituzione del corpo docente e anche la carriera curriculare degli studenti per un miglior inserimento nel mondo del lavoro».
Pensa anche a modifiche dei corsi di studio?
«Penso all'implementazione dei crediti formativi nelle discipline professionalizzanti e nei tirocini formativi pre-laurea. E anche a trovare sistemi per far sì che i corsi vengano innovati in funzione dei cambiamenti del mondo del lavoro. Ho immaginato una serie di strategie da mettere in campo per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro».
Per gli studenti pensa a qualche sistema per il sostegno agli studi?
«Certamente, penso all’implementazione delle strutture di accoglienza studenti, come alloggi, mense, biblioteche e luoghi di incontro, ma anche a servizi dedicati ai fuori-sede, come ambulatori medici, convenzioni per la pratica sportiva e anche servizi di counseling».
Per le scuole di specializzazione si possono operare cambiamenti?
«Credo che bisognerebbe riformare il sistema delle scuole di specializzazione e che si dovrebbe calibrare una differenza economica tra il primo e il quinto anno, in modo da poter dare più borse per le scuole di specializzazione. In questo modo con gli stessi soldi potremmo avere più specializzandi. Poi se si avessero più fondi a disposizione per il settore, allora il problema non esisterebbe. Ma se il contributo resta il medesimo, questo sarebbe un buon sistema per ottenere il risultato di avere più specializzandi».
E per il settore della ricerca?
«Al di là della necessità di aumentare i fondi per il settore, visto che il finanziamento governativo è tra i più bassi d’Europa, credo sia necessario valorizzare quei settori che possano generare prodotti per così dire “spendibili” sul mercato estero. Bisognerebbe creare negli atenei strutture dedicate alla partecipazione a progetti e brevetti innovativi».
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