«Io provocato perché di etnia rom Ma ora voglio essere rieducato»

Interrogato dal gip il 15enne arrestato (è lo stesso aggressore di Giuseppe Pio) per i pugni al 23enne Il difensore: resta la misura cautelare, ha chiesto un percorso di aiuto al reinserimento nella società
LANCIANO. Ha ammesso di aver sferrato i pugni che hanno fracassato la mandibola di un 23enne e ha detto al giudice di essere disposto ad affrontare un percorso rieducativo.
Il quindicenne rom di Lanciano, arrestato una settimana fa per il pestaggio di un giovane davanti a un bar della “movida” frentana, è comparso ieri mattina nel Tribunale per i minorenni dell'Aquila per l'interrogatorio di garanzia. Il ragazzo, assistito dall'avvocato Vincenzo Menicucci, ha risposto alle domande del gip Flavia Martinelli, ammettendo le proprie responsabilità in merito all'aggressione del 4 marzo scorso.
Per quell'episodio i carabinieri di Lanciano, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Orlando, hanno indagato in concorso per lesioni personali aggravate e violenza privata aggravata il minorenne, destinatario di una misura cautelare in comunità, e due maggiorenni, F.D.R., 20 anni, fratello del minore, e F.P., 30 anni, tutti di Lanciano.
«Il mio assistito ha ammesso le sue responsabilità», spiega l'avvocato Menicucci, «ma ha chiarito di essere stato provocato per la sua appartenenza all'etnia rom. Quella sera è iniziato tutto dall'amico, F.P., che all'interno del locale ha spintonato il 23enne. Una volta fuori si sarebbe creato un gruppetto di persone. Il giovane avrebbe additato il mio assistito come uno “zingaro di ...” e lui si è sentito provocato. Si sono ritrovati muso a muso e a quel punto il minorenne lo ha colpito con uno o due pugni». Il giovane aggredito, K.C., ha riportato la frattura scomposta della mandibola e la rottura di alcuni denti, con prognosi iniziale di oltre 40 giorni. I tre coindagati avrebbero poi minacciato due amici del ferito per indurli a non sporgere denuncia.
«Anche su espressa volontà dei genitori del ragazzo», prosegue il legale, «non ho avanzato richiesta di modifica della misura cautelare. È l'occasione questa di avviare un percorso educativo, anche dal punto di vista psicologico, finalizzato a poterlo reinserire responsabilmente in società. Percorso che gli è stato già proposto dalla comunità per minorenni in cui si trova in custodia, in provincia di Pescara, e dall'assistente sociale che gli è stato assegnato dall'Ufficio distrettuale minorile. A 15 anni le prospettive di recupero ci sono. È quello che vuole la famiglia e lui stesso si è detto disposto, davanti al giudice, ad iniziare, proseguire e concludere questo percorso in comunità», conclude l’avvocato difensore
Già in passato il minorenne era finito nei guai. Nell'ottobre 2020, dietro l'ex stazione ferroviaria, era stato lui a colpire con un pugno alla testa il giovane Giuseppe Pio D'Astolfo, mandandolo in coma. Vicenda che per il ragazzo si è chiusa con la declaratoria di non imputabilità del Tribunale per i minorenni, in quanto all'epoca aveva solo 13 anni.
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