«Io sono il padre, voglio riavere mio figlio»
La lettera di un papà separato al presidente del Tribunale Spiniello: lo amo più della mia vita
CHIETI. «Non sono una persona pericolosa e amo profondamente mio figlio. Vederlo solo poche ore e nella caserma dei carabinieri due volte a settimana mi fa stare troppo male».
È il sunto della lettera che E.C., 38 anni, ha scritto al presidente del Tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, per avere la possibilità di esprimere la propria paternità a tempo pieno senza la supervisione dell’ex moglie e dei militari dell’Arma ad ogni incontro.
«Vi scrivo questa lettera per chiederle di rivedere una decisione che ritengo non più necessaria» scrive il papà a Spiniello «sono da tre anni e mezzo padre di un bambino che per alcune vicissitudini personali, il Tribunale di Chieti, ha stabilito che posso vedere due volte a settimana e solo nella caserma dei carabinieri, perché la madre del bambino ha denunciato che io sono pericoloso e violento per lei. Questa situazione va avanti da gennaio 2014 e non riesco da allora a far valere i miei diritti di padre, uomo e genitore, a causa, tra l'altro, di futili litigi con la famiglia di lei. Come motivazione per allontanarmi da mio figlio» racconta l’uomo «è stata utilizzata quella di piccoli reati commessi dal sottoscritto in passato quando ho fatto uso, tra l'altro, di sostanze stupefacenti».
«Probabilmente» aggiunge «mi considerano un pessimo esempio per mio figlio, ma in realtà, non ho fatto nulla di grave e mai del male a nessuno. Mi sento la vittima perseguitata e non il carnefice di questa situazione». Il papà aggiunge: «Adoro mio figlio più della mia vita e vorrei poterlo incontrare. Neanche la nonna (mia madre), per volontà della mamma del bambino, può vedere il nipote, a tal punto che per il crepacuore ha avuto recentemente un grave malore. Questo mi sembra assurdo, avvilente per la mia persona e per mio figlio, con cui non ho potuto pressoché passare neanche una festa».
Poi la richiesta a Spiniello di rivedere il provvedimento «che mi impedisce di vedere in un luogo aperto mio figlio e che lo priva del calore del padre, degli zii e dei nonni paterni».

