«Istrionico e creativo» Il ricordo di Lanci a 20 anni dalla morte

24 Marzo 2019

LANCIANO. Istrionico, creativo, innovatore e precursore. Era tutto questo e molto di più Benito Lanci, una vita dedicata alla scuola, prima come insegnante e poi come preside, a formare generazioni...

LANCIANO. Istrionico, creativo, innovatore e precursore. Era tutto questo e molto di più Benito Lanci, una vita dedicata alla scuola, prima come insegnante e poi come preside, a formare generazioni di ragazzi. A 20 anni dalla sua scomparsa, avvenuta l’11 gennaio 1999, il segno che ha lasciato in città è visibile nelle tante testimonianze che ieri, nel giorno della sua nascita (23 marzo 1935), hanno dato vita alla prima giornata di ricordo ufficiale, voluta dall’amministrazione comunale insieme a quanti hanno lavorato e collaborato con lui. «Lo ricordiamo nel giorno della sua nascita», spiega l’assessore alla cultura, Marusca Miscia, «perché possa continuare a nascere nel cuore di tutti». E non si poteva non iniziare dall’istituto De Titta, la sua seconda casa, scuola che Lanci accompagnò nella crescita di offerta formativa e allievi negli anni della sua presidenza ininterrotta, dal 1981 e fino agli ultimi giorni di vita. «La sua figura si stagliava sull’uscio dell’ufficio di presidenza, ingombrante e accogliente», ricorda Pier Paolo Di Nenno, ex studente, «ricordo lo spaesamento che provammo alla notizia della sua morte». Nel 1989, anticipando i tempi, portò a Lanciano il liceo linguistico. «Quando da Roma arrivò la conferma, fece mettere un fiocco azzurro alla porta della presidenza», racconta Marisa Di Nunzio, collaboratrice scolastica. «I suoi ragazzi lo hanno adorato, sanno di essere stati dei privilegiati», dice Franca Marino, prof di lettere al liceo linguistico, «con lui allievi e docenti sono andati ben oltre i programmi ministeriali. Manca il suo modello». «Non faceva lezione ma interpretava i classici», ricorda Luciano Vitacolonna, prima allievo e poi docente sotto la presidenza Lanci, «dialogava con gli studenti e li provocava, per allargare le loro coscienze».
«Devo a questa scuola e a Lanci quello che sono adesso», porta la sua testimonianza Marcello Rosato, ex allievo e ora dirigente del Nautico di Ortona. «Andrebbe raccolta la sua produzione teatrale», lancia un appello Gianni Orecchioni, ex docente del De Titta e ora preside, «è nel teatro che esprimeva se stesso». «Sono passati 20 anni dalla sua morte, ma non ci siamo abituati alla sua assenza», dice Maria Saveria Borrelli, direttrice amministrativa del De Titta. A chiudere la mattinata il coro del De Titta guidato dal maestro Stefano Di Matteo. Nel pomeriggio l’intitolazione del salone della ex Casa di conversazione alla sua memoria. (s.so.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .