Jois, è caccia alla “sacerdotessa” «Gli parlò poco prima di morire»

Col passare dei giorni prende sempre più piede l’ipotesi che il 19enne sia annegato per un rito occulto Faceva parte del gruppo “Figli della luna” che, secondo le testimonianze, si è sciolto dopo la tragedia
VASTO. Si infittisce il mistero sulla morte di Jois Pedone, lo studente di 19 anni trovato senza vita a Punta Penna il 22 agosto scorso. Con il passare dei giorni prende sempre più corpo l'ipotesi che lo studente sia morto a causa di un rito esoterico. Ed è caccia a una ragazza che si faceva chiamare "sacerdotessa". Nel programma "Chi l'ha visto?" andato in onda mercoledì sera, la nonna del ragazzo, Pia Regina, e lo zio, Rino Pedone, hanno ricordato Jois e confermato il fatto che il giovane fosse affascinato dai riti esoterici e dalla luna. Non a caso il gruppo di cui faceva parte si chiamava "Figli della luna". A capo del gruppo ci sarebbe stata "la sacerdotessa", una donna con cui Jois era in contatto e che avrebbe sentito poco prima di morire. A presentare Jois alla sacerdotessa sarebbe stato il creatore del gruppo. Jois sarebbe stato affascinato da un "new religious moviment", particolare confermato da un’amica del 19enne che faceva parte di questa chat. La ragazza ha raccontato di aver cercato di convincere Jois ad allontanarsi dalla “sacerdotessa” senza tuttavia riuscirci. «Eppure le regole erano chiare», ha ricordato la nonna Pia, «chi avesse trasgredito o si fosse allontanato dalla sacerdotessa sarebbe stato punito». Jois è forse morto per punizione o più semplicemente è stato vittima di un gioco sfuggito di mano? Un particolare che non sarà semplice da chiarire anche perché il gruppo di cui Jois faceva parte si è sciolto dopo la sua morte.
Intanto le indagini delle forze dell'ordine ma anche le ricerche personali dello zio di Jois, hanno portato a scoprire il luogo in cui la notte fra il 20 e 21 agosto avvenne il rituale sfociato in tragedia. Sulla spiaggia di Libertini, a Punta Penna, sono ancora presenti i resti carbonizzati della legna usata per fare un grande falò in onore della luna. Probabilmente durante quel rito di iniziazione venne stampata a fuoco una zeta sul collo del ragazzo. Seguì una sorta di bagno purificatore. Jois venne immerso vicino al trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena. La zavorra avrebbe dovuto evitare al corpo di tornare subito a galla. Poi il giovane avrebbe dovuto sciogliere da solo il nodo che assicurava il borsone alla caviglia. Le cose andarono diversamente. «Certo è che mio nipote non si è suicidato», insiste la nonna. «Ora la mia speranza è che si riesca ad identificare le persone che la notte fra il 20 e 21 agosto erano attorno a quel falò e soprattutto si riesca a identificare la sacerdotessa», ripetono nonna e zio. Loro non hanno intenzione di arrendersi. «Lo devo a mio nipote. Chi ha provocato la sua morte deve pagare. Non avrò pace fino a quando non sarà così», conclude Pia Regina .
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