Jois, cinque mesi fa il tuffo letale I familiari: fiducia nelle indagini

24 Gennaio 2023

Il 21 agosto scorso il ritrovamento del cadavere del 20enne universitario nel mare di Punta Penna La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. La pista dei riti esoterici

VASTO. Sono trascorsi cinque mesi dal ritrovamento del corpo senza vita di Jois Pedone, 20 anni, fra gli scogli di Punta Penna, ma il dolore per la morte dello studente non diminuisce. Manca agli amici che dividevano con lui i corsi universitari a Parma e manca a chi lo ha visto nascere e crescere a Vasto. A dare forza alla famiglia sono le indagini della Procura di Vasto. Anche se coperte dal massimo riserbo le indagini, dirette dal pm Vincenzo Chirico, proseguono senza sosta. La Procura indaga contro ignoti per istigazione al suicidio. Risalire alla verità non è facile. «Abbiamo fiducia negli investigatori e li ringraziamo per quello che fanno», ripetono dal giorno della tragedia i familiari di Jois. Tanti i giovani che spesso si raccolgono in preghiera davanti alla tomba dello studente. È successo anche sabato scorso, 21 gennaio, 5 mesi dopo la sua morte. Tanti i coetanei che sperano che il 2023 porti la verità e che chi è responsabile della morte di Jois venga identificato. Non sapere perché Jois è morto acuisce tra i familiari il dolore per una perdita così grave.
La notte in cui lo studente morì era insieme ad una decina di giovani - fra loro pare anche una donna - riuniti attorno ad un falò a Punta Penna. Quel falò sarebbe rimasto acceso fino alle 4. Questa è l'ora in cui il telefonino di Jois (affidato ora a dei periti) ha fatto perdere il proprio segnale. A quell'ora il cellulare finì in fondo al mare insieme allo studente. Fra le tante piste seguite c'è quella di un rito esoterico, una sorta di trappola in cui Jois sarebbe stato attratto. A convincerlo potrebbe essere stata una ragazza. Gli investigatori, diretti dal sostituto procuratore Chirico, stanno verificando ogni cosa. Una grande mano potrebbe arrivare dal computer del giovane, ma anche dal cellulare. Entrambi potrebbero fornire elementi importanti per definire chi siano le persone coinvolte dietro la morte di Jois Pedone e verificare se davvero esiste una “sacerdotessa”. Le perizie dovrebbero essere vicine alla fine.
Jois Pedone fu trovato morto la mattina 21 agosto. La sua famiglia non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio e ha indagato anche personalmente per arrivare a scoprire la verità. Gli investigatori hanno alzato un muro di silenzio sulla vicenda. Le ricerche personali dello zio di Jois hanno portato a scoprire il luogo in cui la notte fra il 20 e 21 agosto avvenne il rituale sfociato in tragedia. Probabilmente durante quel rito di iniziazione venne stampata a fuoco una zeta sul collo del ragazzo. Seguì una sorta di bagno purificatore. Jois venne immerso vicino al trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena. La zavorra avrebbe dovuto evitare al corpo di tornare subito a galla. Poi il giovane avrebbe dovuto sciogliere da solo il nodo che assicurava il borsone alla caviglia. Ma le cose andarono diversamente. (p.c.)
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