Jois, la verità sull’annegamento dal computer e dal telefonino

30 Dicembre 2022

Investigatori sempre al lavoro per fare chiarezza sul decesso del 19enne nel mare di Punta Penna I familiari: non è stato un suicidio, l’auspicio è che nel nuovo anno vengano trovati i responsabili

VASTO. Investigatori sempre al lavoro sul caso della morte di Jois Pedone, lo studente trovato senza vita fra gli scogli di Punta Penna la mattina del 21 agosto. Anche se coperte dal massimo riserbo le indagini proseguono senza sosta e potrebbero essere vicine a sviluppi clamorosi. Il condizionale è d'obbligo perché sulla vicenda è stata alzata una cortina di riservatezza. La Procura indaga per istigazione al suicidio contro ignoti. «Sappiamo che gli investigatori sono al lavoro e li ringraziamo per quello che fanno», dicono i familiari di Jois. «Il nostro auspicio è che il 2023 porti la verità e che chi è responsabile della morte di Jois venga identificato». A Natale l’assenza di Jois ha acuito tra i familiari il dolore per una perdita così grave.
Le indagini proseguono su più fronti. Alcuni periti stanno esaminando il computer di Jois, altri si stanno occupando del cellulare. Telefonate e messaggi sono fondamentali per ricostruire le ultime ore di vita dello studente. Nel frattempo il lavoro certosino dei carabinieri e il racconto di diversi testimoni hanno confermato che il giovane fosse affascinato dai riti esoterici e dalla luna. Non a caso il gruppo di cui faceva parte si chiamava "Figli della luna". A capo del gruppo ci sarebbe stata "la sacerdotessa", una donna con cui Jois era in contatto e che avrebbe sentito poco prima di morire. A presentare Jois alla sacerdotessa sarebbe stato il creatore del gruppo. Jois sarebbe stato affascinato da un "new religious moviment", particolare confermato da un’amica del 19enne che faceva parte di questa chat. Jois è forse morto per punizione o più semplicemente è stato vittima di un gioco sfuggito di mano? Un particolare che la Procura di Vasto sta cercando di chiarire.
Il gruppo di cui Jois faceva parte si è sciolto dopo la sua morte. Le ricerche personali dello zio di Jois hanno portato a scoprire il luogo in cui la notte fra il 20 e 21 agosto avvenne il rituale sfociato in tragedia. Sulla spiaggia di Libertini, a Punta Penna, sono ancora presenti i resti carbonizzati della legna usata per fare un grande falò in onore della luna. Probabilmente durante quel rito di iniziazione venne stampata a fuoco una zeta sul collo del ragazzo. Seguì una sorta di bagno purificatore. Jois venne immerso vicino al trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena. La zavorra avrebbe dovuto evitare al corpo di tornare subito a galla. Poi il giovane avrebbe dovuto sciogliere da solo il nodo che assicurava il borsone alla caviglia. Le cose andarono diversamente. «Certo è che mio nipote non si è suicidato», ripete la nonna. Ora la speranza della donna è che il nuovo anno porti all'identificazione delle persone che la notte fra il 20 e 21 agosto erano attorno a quel falò.
©RIPRODUZIONE RISERVATA