Jois è morto per annegamento «Non ci sono segni di violenza»

L’autopsia chiarisce le cause del decesso del 20enne. La procura ha disposto nuovi approfondimenti Ma la famiglia non crede all’ipotesi di un gesto volontario. Oggi i funerali nella chiesa di San Paolo
VASTO. Nessun segno di violenza sul suo corpo. Jois Pedone, 20 anni, è morto per annegamento. È quanto ha accertato l'autopsia eseguita ieri dal medico legale Marco Piattelli al termine della perizia medico legale eseguita in una sala settoria di Fermo a causa della positività del giovane al Covid. Il medico legale ha fatto anche diversi prelievi che saranno necessari per successivi esami di laboratorio e i risultati saranno consegnati alla Procura non prima di 90 giorni. All'esame autoptico ha assistito il perito di parte, il dottor Raffaele Ciccarese incaricato dal legale della famiglia di Jois, l'avvocato Carmine Di Risio. La permanenza del corpo del giovane in acqua ha reso più difficile il compito del perito. L'accertamento ha tuttavia escluso segni di azioni che possono aver provocato la morte. Poco dopo le 17 il corpo dello studente universitario è stato riconsegnato alla famiglia. Il feretro da Fermo è stato riportato a Vasto e trasferito nella sala mortuaria del cimitero in attesa della cerimonia funebre in programma oggi alle 15,30 nella parrocchia di San Paolo. A celebrare il rito funebre sarà il parroco don Gianni Sciorra. Gli amici di Jois durante la funzione religiosa canteranno un brano scritto per lui. «Conservo i tuoi messaggi con cura perché è tutto quello che mi rimane», recita un verso del brano, che poi prosegue, «se penso al mare non so cosa pensare. Lo vorrei amare, ma mi fa solo male perché non ci sei più». Anche da Parma, la città in cui proprio oggi lo studente sarebbe dovuto tornare per sostenere un esame il 4 settembre, arriveranno degli amici.
A distanza di dieci giorni dalla morte di Jois lo strazio della famiglia è ancora grande. I genitori di Jois, Mary Nora e Maurizio, il fratello Rael e i nonni Pia, Giovanni e Ludovico non si rassegnano. Non credono all’ipotesi del suicidio. Anche se è stato il mare a spegnere per sempre il sorriso di Jois, loro sono sicuri che non sia stato lui a decidere di morire ma sia stato indotto da qualcun altro. Chi e perché è tutto da scoprire. I carabinieri, così come richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica, Vincenzo Chirico, continuano ad indagare per verificare se davvero quella notte Jois, come aveva raccontato al tassista che lo aveva portato a Punta Penna, ha scattato e mandato delle foto per la sua ragazza. Eppoi ci sono i messaggi ricevuti e inviati con il cellulare prima di finire in acqua. Non verrà tralasciata nessuna pista. La speranza di tutti è che si riesca a fare chiarezza su una tragedia che ha sconvolto non solo i familiari. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo: gli investigatori, così come l’avvocato della famiglia, hanno scelto la strada del silenzio.
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