«L’Acea deve ai Comuni quattro milioni»

Sessanta sindaci reclamano il ristoro previsto per la centrale Sant’Angelo: il colosso romano non vuole pagare
VILLA SANTA MARIA. Sessanta Comuni vantano un credito di quasi quattro milioni di euro dalla centrale Sant’Angelo di Altino, condotta dall’Acea spa. Oggetto del contendere sono i sovra-canoni Bim (Bacini imbriferi montani), somme che i concessionari di grandi derivazioni, secondo quanto previsto dal legislatore, devono versare annualmente ai Comuni ricadenti nei vari Bim perimetrati dal Ministero, come ristoro per il sacrificio delle popolazioni di avere sul proprio territorio dighe, centrali e opere di presa. I rappresentanti delle sessanta amministrazioni si sono dati appuntamento a Villa Santa Maria, nella sede dell’Unione Montana dei Comuni del Sangro. «Abbiamo discusso sulle problematiche insorte con l’approvazione della legge 228 del 24 dicembre 2012, articolo 1, comma 137», afferma Alfredo Salerno, sindaco di Fallo, «legge che ristabilisce i parametri di corresponsione dei pagamenti dei sovra-canoni Bim, facendo rientrare in questi anche la centrale Sant’Angelo». A quanto pare l’Acea non ha intenzione di pagare.
I comuni del Bim Sangro sono: Agnone, Archi, Ateleta, Barrea, Bisegna, Bomba, Borrello, Castel di Sangro, Civitaluparella, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Colledimezzo, Fallo, Fara San Martino, Gamberale, Gessopalena, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenero Val Cocchiara, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennadomo, Pennapiedimonte, Pescopennataro, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Quadri, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, San Donato in Val Comino, San Pietro Avellana, Taranta Peligna, Torricella Peligna, Vastogirardi e Villa Santa Maria. Il Comune di Fallo, su incarico degli altri enti, ha avviato da due anni diverse iniziative volte al recupero dei sovra-canoni mai pagati dall’Acea. «Nel corso della riunione a Villa», continua Salerno, «è emersa la volontà da parte dei Comuni di interessare la Regione quale primo ente preposto alla regolamentazione delle acque interne e dei suoi usi ed ha individuato il Comune di Fallo quale interlocutore, sperando di sbloccare una situazione che crea notevoli danni alle comunità locali». L’introito dai sovra-canoni è sempre stato fondamentale per gli investimenti dei Comuni montani.
«Fino al 2012 la Centrale Sant’Angelo non rientrava nella corresponsione di questi sovra-canoni in quanto si trova al di fuori del perimetro Bim, mentre con l’approvazione della Legge di stabilità del 2012 si è sancito che anche le centrali che abbiano la sola opera di presa all’interno di uno dei Comuni facenti parte del Bim (in questo caso nel Comune di Bomba, ndc) sono tenute al pagamento». Il mancato introito del pagamento dei sovra-canoni, dal 2013 a oggi, ammonta a circa 4 milioni di euro, una cifra enorme che avrebbe consentito ai Comuni, nel frattempo, di mitigare il rischio idrogeologico presente sui propri territori, oltre ad altri importanti interventi infrastrutturali fondamentali per lo sviluppo delle comunità locali e del territorio montano, visto che la finalità prima dei sovra-canoni è appunto quella di favorire lo sviluppo delle zone interne limitando l’utilizzo dei fondi pubblici.
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