L’addio a Carbonetti «Siete tanti perché avevate stima di lui»

Chiesa e sagrato gremiti ai funerali dell’imprenditore 48enne E don Andrea sceglie le letture della festa di San Giuseppe
ATESSA. Gremita la chiesa di San Benedetto, a Piazzano, centinaia di persone sul sagrato: se la partecipazione di tanta gente a un funerale è un indice del bene che il defunto ha fatto nella sua vita, allora Massimo Carbonetti è stata una gran brava persona. Ieri pomeriggio, il rito funebre è iniziato alle 15.30, lo stesso parroco don Andrea ha sottolineato questo aspetto: «Se siete così numerosi, vuol dire che avete stima e amicizia per questo nostro fratello». Aveva 48 anni Massimo, titolare di una ditta di trasporti di famiglia, morto lo scorso 21 aprile nel piazzale interno dell’ex Molino Alimonti di Ortona, in un incidente sul lavoro, schiacciato tra la cabina e il rimorchio del suo camion carico di farina. Il 48enne lascia nel dolore due comunità: quella di Tornareccio, dove è nato, e quella della Val di Sangro dove abitava, in contrada Castelluccio. Ai funerali tanti erano i lavoratori, giovani e anziani, uomini e donne; lo si intuiva dai volti rugati e già abbronzati non certo per la frequentazione di spiagge; lo si capiva dalle grandi mani avvezze a tirar su pesi; lo si comprendeva dal dolore composto, quasi rassegnato di fronte a questa ennesima morte sul lavoro.
«Una morte improvvisa e tragica», l’ha definita don Andrea aggiungendo: «Le letture che ho scelto sono quelle del 1° Maggio, festa di san Giuseppe lavoratore, perché questo dramma che ha colpito Massimo si è consumato nel tempo e nel luogo del lavoro». A proposito dell’incidente, nessuno ha assistito alla tragedia e ai primi soccorsi le condizioni di Carbonetti erano già disperate. Quante volte il 48enne avrà agganciato una motrice a un rimorchio? Quante avrà preso e collegati i cavi? Eppure venerdì scorso qualcosa non è andato nel verso giusto e nel giro di pochi minuti le speranze e le aspirazioni di una vita hanno lasciato il posto al dramma, alla disperazione. Ieri, in chiesa, a pochi passi dal feretro, c’erano la moglie Simona, i genitori Maria e Ignazio, la sorella Marta, i suoceri Concetta ed Enzo, attanagliati in un dolore composto. Tanti i parenti. Aveva frequentato l’Ipsia di Atessa, poi la sua intraprendenza l’ha portato a interessarsi di noleggi, di trasporti, piccoli e grandi mezzi: la sua passione, il suo lavoro, durante il quale è deceduto.
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