L’addio al “Pittore della notte” nella messa celebrata dal vescovo

Oggi alle 10.30 l’ultimo saluto a Francesco De Grandis, 72 anni, ucciso domenica scorsa sotto casa L’Arciconfraternita: «Uomo devoto alla Madonna». La famiglia sarà parte civile contro l’assassino
LANCIANO. È il giorno dell'addio a Francesco De Florio De Grandis, ucciso a 72 anni da quattro colpi di pistola sparati dal vicino di casa Amleto Petrosemolo, 70 anni. Ad accogliere il feretro di “Ciccillo”, che arriverà direttamente dall'ospedale di Chieti dove mercoledì si è svolta l'autopsia, sarà la cattedrale della Madonna del Ponte. È qui che domenica mattina l'ex imbianchino con la passione per la musica e la pittura si stava recando per la messa, prima di venire freddato in strada, senza alcun apparente motivo. Alle 10,30 la funzione funebre sarà celebrata dall'arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone. Ciccillo era molto devoto alla Madonna e faceva parte dell'Arciconfraternita del Santissimo Rosario, che lo ricorda come «uomo buono e devoto a Maria». In tanti si stringeranno attorno al dolore della moglie Licia, per tutti Lilliana, dei figli Franco, Roberto e Carmine, del papà Franco, dei nipoti. Sarà presente anche il sindaco Filippo Paolini, che ha ricordato Ciccillo, conosciuto anche come il “pittore della notte”, come un amico che «ha vissuto la sua vita con la passione per la musica e la pittura, uno dei pochi artigiani lancianesi in grado di realizzare un carnevale con tecniche antiche».
I familiari di De Grandis faticano ancora a trovare una spiegazione a quanto accaduto domenica mattina fuori dall'abitazione di famiglia, in via Cipollone, nel popoloso quartiere Santa Rita. Alle 7,50 Ciccillo aveva fatto pochi metri in strada, diretto in centro per la messa, quando Petrosemolo, che abita sullo stesso pianerottolo al terzo piano della palazzina Ater, lo ha raggiunto e ha cominciato a sparargli alla schiena da una distanza di circa dieci metri. Tredici i colpi esplosi dalla Beretta calibro 9, quattro dei quali sono andati a segno, mentre altri hanno colpito l'ex imbianchino di striscio in più parti del corpo. Il colpo fatale ha raggiunto Ciccillo dietro la nuca, portandolo a morte immediata. Subito dopo la fuga, Petrosemolo è stato rintracciato dai carabinieri a casa di una conoscente e arrestato per omicidio volontario aggravato da futili e abbietti motivi.
Oscuro il movente di quella che sembra quasi una esecuzione. Chi conosce l'ex commerciante, che aveva un negozio di riparazioni radio e tivù ed è appassionato di armi, parla di una persona schiva, solitaria, ma non violenta. Nell'ultimo periodo si era chiuso ancora di più e aveva assunto un atteggiamento circospetto, ritenendo che le persone parlassero male di lui. Non ci sono certificati medici che attestano patologie o disturbi psicologici, tant'è che Petrosemolo aveva un porto d'armi ad uso sportivo (la cui validità è stata prorogata con lo stato d'emergenza Covid) e deteneva in casa regolarmente pistole e fucili. La famiglia De Grandis esclude astio o diverbi tra Ciccillo e Petrosemolo. Abitando sullo stesso pianerottolo, tra loro c'era un rapporto educato, nulla di più. Moglie e figli, che si costituiranno parte civile nel processo assistiti dall'avvocato Fabio Palermo, chiedono un sistematico controllo dei detentori di porto d'armi da parte delle autorità competenti, affinché una tragedia come la loro non debba verificarsi mai più.
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