L’Ados festeggia cinquanta anni di successi

Lanciano, compleanno dell’associazione donatori di sangue. Nel 2019 sono aumentate le sacche
LANCIANO . “Donare il sangue è donare la vita”. Sorridono perché questo “slogan” lo conoscono bene e lo vivono gli oltre 2.700 soci dell’Ados, associazione donatori sangue che ha iniziato i festeggiamenti per i 50 anni di vita nei giorni scorsi con il convegno “Il sangue è vita, un approccio integrato tra ricerca, innovazione e etica”. «La nostra associazione è la più longeva del territorio», dice il presidente Giovanni Petragnani, «affonda le radici nel 1956 dallo spirito umano e solidale di giovani lancianesi che si unirono dopo la rivolta ungherese contro il dittatore Màtyàs. Questi ragazzi fondarono l’Asdos, associazione studentesca donatori di sangue. Quasi sicuramente la “donazione” non arrivò mai in Ungheria, però si piantò un seme importante, che oggi conta circa 2700 iscritti, e che sono convogliati dal 1970 in poi, grazie al compianto professor Bernardo Razzotti, nell'Ados Razzotti che aprì l'associazione non più solo ai giovani, ma a tutta la collettività lancianese e del comprensorio frentano. E in 50 anni sono stati migliaia i volontari coinvolti, persone che hanno donato e donano il proprio sangue, compiendo ogni volta un gesto di alto profilo medico, sanitario, etico e sociale». Un gesto che nel 2019 ha portato ad un incremento delle sacche di sangue donate: 3.206, ben 150 in più del 2018. Più sacche, più donatori, anche se ne servono sempre di più. «Il sangue non è riproducibile in laboratorio», riprende Petragnani, «ma serve per numerose patologie, per gli incidenti. Donare è un gesto semplice ma di grande valore, fatto in silenzio ma in modo meditato. L’obiettivo è coinvolgere sempre più persone, i giovani, andando anche nelle scuole. È vero che per diventare donatori bisogna avere almeno 18 anni (e si dona fino ai 65 anni massimo, ndc), ma è fondamentale la sensibilizzazione anche dei più piccoli verso un gesto di pochi minuti, che può salvare delle vite». E migliora anche la propria vita perché donando si è controllati e si segue uno stile di vita sano. Presenti al convegno anche Giovanni De Gaetano, presidente dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, il direttore regionale sangue Pasquale Colamartino e l’arcivescovo Emidio Cipollone. (t.d.r.)
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