L’aggressore di Giuseppe Pio si difende

Parla il legale del 16enne imputato: «Non è stato lui a sferrare il pugno, il giudice ne tenga conto»
LANCIANO. «Non è stato lui a tirare il pugno a Giuseppe Pio D'Astolfo, non può pagare come se fosse l'esecutore materiale». Ad affermarlo è l'avvocato Vincenzo Menicucci, legale del sedicenne rom di Lanciano, per il quale la procura per i minorenni dell'Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per l'aggressione del 17 ottobre 2020 dietro l'ex stazione Sangritana. L'udienza preliminare è fissata al 23 gennaio 2023. Il ragazzo, G.P.G., dovrà rispondere di lesioni personali con le aggravanti di aver commesso il fatto in più persone riunite e per futili motivi (tra le persone offese c'è anche il dominicano Anthony Gomez Brito, ma nei suoi confronti la posizione dell'imputato è più lieve). Quella sera l'adolescente era insieme al fratello più piccolo e al cugino, tutti indagati in seguito alle indagini dei carabinieri di Lanciano. A tirare il pugno, che ha mandato in coma e procurato danni permanenti a D'Astolfo, è stato però, per sua stessa ammissione, il cugino di G.P.G., tredicenne all'epoca dei fatti e, quindi, non imputabile. «Questo non comporta che vada trovato un capro espiatorio, qualcuno da condannare a tutti i costi», afferma l'avvocato Menicucci, «il mio assistito non può essere punito come l'esecutore materiale del pugno. Quanto accaduto è da condannare, siamo vicini alla famiglia del giovane che poteva anche perdere la vita e ha subito, come riporta la procura, l'indebolimento permanente dell'organo psichico. Ma tutte le conseguenze subìte da D'Astolfo derivano da chi ha tirato quel pugno, e che non è imputabile. In vista dell'udienza preliminare valuteremo eventualmente se chiedere qualche rito alternativo», continua l'avvocato Menicucci, «ma ci aspettiamo quantomeno che il tribunale distingua i ruoli e tenga conto del fatto che questo ragazzo, all'epoca appena quattordicenne (aveva compiuto gli anni il giorno prima dell'aggressione, ndc), non è l'esecutore materiale del pugno. Ognuno deve pagare per quello che ha fatto. L'unica pendenza», conclude il legale, «che il mio assistito ha, davanti al tribunale per i minorenni, è questa». (s.so)

