L’albergo diffuso? In dieci locali comunali

15 Febbraio 2015

Roccascalegna, al castello flussi di 12 mila visitatori. Il sindaco: creiamo ospitalità e ristorazione

ROCCASCALEGNA. Negli ultimi due anni i visitatori del castello medievale sono cresciuti da 7mila a 12mila. Ma è ancora un turismo “mordi e fuggi” a Roccascalegna, borgo connotato proprio dalla presenza dell’antica fortezza a strapiombo sulla vallata. L’amministrazione comunale ha deciso di provare a dare una sterzata a questa tendenza, attraverso la valorizzazione del borgo medievale. L’“albergo diffuso”, sull’esempio di un altro gioiello abruzzese come Santo Stefano di Sessanio, è il modello. Sono dieci gli immobili di proprietà comunale dislocati lungo la strada che porta al castello, che possono essere adibiti a strutture di accoglienza e ristorazione. Il Comune ha già un piano di albergo diffuso, realizzato nell’ambito del progetto “Dimore” promosso dall’Agenzia del demanio, che ha ottenuto il riconoscimento di best practice ed è stato inserito nel circuito in cerca di finanziamenti. Ma questi non arrivano, così l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Giangiordano, 36 anni, ha deciso di tirare in ballo i privati. Per il momento con un avviso di “manifestazione d’interesse” per l’affidamento in concessione della gestione e della ristrutturazione dei dieci immobili. Ma l’obiettivo è di arrivare a un bando pubblico, magari con la formula del project financing (il privato investe nell’opera e in cambio la gestisce nel lungo periodo).

«Vogliamo dire basta al turismo “mordi e fuggi”», spiega Giangiordano, «i paesi sulla costa hanno il mare, ma portare gente in montagna è più difficile. Nonostante questo riusciamo ad attirare turisti: il numero dei visitatori negli ultimi due anni è cresciuto tanto. Attualmente, però, non ci sono molte possibilità di rimanere e pernottare a Roccascalegna, eppure si potrebbe offrire ospitalità e ristorazione a pochi passi dal castello. La caratteristica necessaria perché l’albergo diffuso abbia successo è che il paese sia vivo e il nostro lo è: c’è varietà di manifestazioni (“Roccascalegna in festival”, “Rock a Scalegna”, ndc) e di attività commerciali».

I dieci immobili sono stati ristrutturati alla fine degli anni ’90. Sono rimasti chiusi diversi anni prima di venire utilizzati per ospitare i mercatini del borgo. Tra essi c’è anche l’ex canonica, circa 160 metri quadrati (in media la superficie disponibile è di 60-70 metri quadrati), da poter destinare a ristorazione. Avrebbero bisogno di interventi di deumidificazione, manutenzione degli infissi, impianti di riscaldamento e arredi adeguati per ricavarvi una quarantina di posti letto. Privati interessati ci sarebbero, per un paese che i britannici hanno già decretato come meta preferita per cambiare casa e vita. A maggio apriranno le prime tre case ristrutturate a Fontacciaro da un giovane londinese che ha acquistato l’intero borgo tra Roccascalegna e Casoli.

Stefania Sorge

©RIPRODUZIONE RISERVATA