L’albero-iceberg in piazza spacca in due la città

I favorevoli: quello dell’ambiente è un messaggio coerente con i nostri tempi I contrari: le tradizioni vanno rispettate e poi non si sposa con gli altri addobbi
LANCIANO. Tradizione e innovazione. Si impernia su questi due sostantivi la polemica che, almeno sui social network, ha accompagnato la presentazione di #Goon, l’installazione che sostituirà l’albero di Natale in piazza Plebiscito per il periodo delle festività. L’impatto dell’opera, un parallelepipedo di plastica alto dieci metri che raffigura un ghiacciaio cavo dove si potrà entrare e interagire, è stato, come ci si aspettava, violento. «Ma non si poteva mettere un albero tradizionale? È stata cancellata la magia del Natale. Che diranno i bambini?»: sono solo alcuni dei commenti che si ripetono, a centinaia, sul web.
La parola tradizione deriva dal latino “tradere”, consegnare. Di qui il significato di una “trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze”. Goon, l’albero che non c'è, secondo la logica e la concezione di chi lo ha ideato, l’architetto Pierluigi Di Nola, vuole forse essere proprio questo, un messaggio da consegnare alle generazioni future. «L’arte», interviene l’architetto, scrittore per passione e professore Umberto Nasuti, «se deve essere spiegata non è più arte, perde il suo valore significante. Ma l’idea che sta dietro l’opera mi piace, anche se una classe intera proprio questa mattina, l’ha bocciata. Trovo il messaggio coerente con i nostri tempi». «È diventato sempre più urgente parlare di ambiente», spiega il sindaco Mario Pupillo, «se pensiamo che lo scorso anno una tempesta d’acqua di mezz’ora ha generato 500mila euro di danni, capiamo perché non ci si può più nascondere rispetto a certe tematiche».
E c’è chi, come lo scultore e artista lancianese Paolo Spoltore, è passato per le forche caudine delle critiche social in tempi in cui il bando per l’albero di Natale non era nemmeno un’idea. Il suo presepe in ferro in piazza Plebiscito aveva riscosso l’entusiasmo degli appassionati d’arte, ma la freddezza di chi, ancora una volta, metteva davanti a tutto la tradizione. «La gente va educata su certi temi», spiega Spoltore, «ed è giusto che in un momento di evoluzione e rivoluzione come questo si decida di mandare un messaggio forte. L’arte non sempre viene capita subito perché cammina con altri tempi rispetto alla realtà, è sempre più avanti».
Non sono d’accordo con l’opera Rocco Finardi, imprenditore e rappresentante di Ascom Abruzzo per Lanciano, e Giuseppe D’Autilio, commerciante del centro: «L’installazione non si sposa con il contesto di luci e addobbi creato su corso Trento e Trieste», spiegano, «e inoltre le tradizioni vanno rispettate. Va bene un’opera d’arte innovativa e il concetto di concorso di idee per suscitare una reazione, ma si poteva scegliere un luogo diverso e non la piazza principale, davanti la cattedrale». «Se anche a Milano, dove l’arte non manca», aggiunge D’Autilio, «si sceglie di fare un albero di Swarovsky tradizionale ci sarà un motivo». «Come diceva Rino Gaetano», commenta invece Alessandro Lanci, fotografo e presidente di Nuovo Senso Civico, «non ho mai criticato un film prima di vederlo. In questo momento storico però, è necessario fermarsi a riflettere e l’ambiente è tutto quello che ci resta e che ci tiene in vita». «A chi dice che i bimbi non capiranno», riflette Antonella Scampoli, responsabile della gestione del Polo museale, «rispondo invece che i bambini sono i primi a essere aperti all’innovazione e alla creatività. L’albero in piazza inoltre è una trovata recente. I lancianesi ricorderanno che la vera tradizione era il presepe. Ben venga un’opera dirompente, interamente riciclabile e che susciti emozioni e pensieri».
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