L’allenatore accusato di abusi si difende: «Sono innocente»

CHIETI. «Sono innocente. Ho cercato di dimostrarlo e spero che la verità venga fuori», con la voce rotta, l’allenatore di baseball accusato di violenza sessuale nei confronti dei suoi giovanissimi...
CHIETI. «Sono innocente. Ho cercato di dimostrarlo e spero che la verità venga fuori», con la voce rotta, l’allenatore di baseball accusato di violenza sessuale nei confronti dei suoi giovanissimi allievi, dice la sua verità di fronte ai giudici. E in una pausa dell’udienza condotta a porte chiuse spiega brevemente la sua versione dei fatti: «Tutta questa vicenda è partita da un unico caso, di cui io non sono responsabile. E poi anche altri ragazzini hanno detto la stessa cosa: sembrava una medaglia da appuntarsi sul petto dire che era successo anche a loro e che io ero il responsabile. I genitori hanno frainteso le dichiarazioni dei figli».
Riccardo Furgiuele, 52enne di origini venezuelane, ex agente di commercio ora ai domiciliari a Pescara, è a processo per violenza sessuale e abusi nei confronti di nove ragazzini che allenava (nel frattempo però sono saltati fuori altri due casi), tutti minorenni, tra gli 8 e i 13 anni. Nel caso più grave c’è anche un certificato medico che attesta le violenze subite, certificato sul quale si è espresso anche il consulente della procura Crtistian D’Ovidio, ieri anche lui ascoltato dai giudici Andrea Di Berardino, Chiara Di Gerio e Riccardo De Mutiis. D’Ovidio ha detto che quanto riportato sul certificato dai medici del pronto soccorso era compatibile con una violenza sessuale. E anzi, nella sua deposizione, ha utilizzato il termine “episodi”, intendendo che dai segni sul corpo del ragazzino si capiva che la violenza si fosse ripetuta più volte. Sarebbe questo l’unico caso a cui si riferisce Furgiuele, quello che, secondo la sua difesa, avrebbe dato adito a una serie di chiacchiere tra ragazzini che avrebbe fatto dire a diversi altri che la cosa era toccata anche a loro, pur non essendo vero. Le tesi della difesa si appoggiano su una serie di dati che non collimerebbero. «Secondo la nostra prospettiva», dice l’avvocato della difesa Luigi Antonangeli, «tutti i dati obiettivi riportati nei capi di imputazione sono sconfessati, sia dalla logica che dalla matematica, dall’orologio e da fatti indubitabili». Ad ascoltarlo in aula, però, c’erano anche molti familiari dei ragazzini, nei quali le dichiarazioni di Furgiuele ai giudici non sono riuscite neanche a suscitare il ben più piccolo dubbio sulla sua colpevolezza. (a.i.)

