L’alpino Vincenzo compie 100 anni

26 Marzo 2015

Reduce dalla guerra in Grecia festeggiato dalle penne nere di Spaventa e Orfeo

ATESSA. Lavoro, serenità, correttezza, sono questi i cardini sui quali poggiare la vita, parola di Vincenzo Fantasia, che l’altro ieri ha compiuto cento anni. Vincenzo “l’alpino”, dopo la messa celebrata da don Claudio Pellegrini nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Monte Marcone, ha voluto incontrare parenti e amici in un ristorante della zona. Tante le “penne nere” presenti, prime fra tutte quelle del R. Spaventa, gruppo di appartenenza del centenario, e quindi quelli del gruppo P. Orfeo, il cui coro ha reso particolarmente allegra e a tema la serata.

«Nel nostro paese ci sono tre centenari viventi e a breve ce ne sarà un'altra. Ciò che noto in loro è la voglia di vivere», dice il sindaco Nicola Cicchitti. Nonno Vincenzo è stato fabbro e, dopo un incidente a un occhio, si è dedicato ai campi. Ha condotto le due cose però con intuito e dedizione, inventando anche delle applicazioni per i mezzi agricoli che poi sono diventati di uso comune. Vincenzo Fantasia era nel battaglione alpini L'Aquila, 8° Reggimento “Julia”, ed ha fatto la campagna di Grecia. Nel mese di settembre 1940 il reggimento era accampato a Carovigno, non lontano da Brindisi.

«Mi recavo spesso, con i miei commilitoni, a pregare al santuario della Madonna di Belvedere. Due nostri compagni di L'Aquila e di Monteferrante», ricorda il centenario, «ci prendevano in giro: “Credete ancora a queste cose?”. Quando il capitano ha detto che saremmo partiti per la Grecia e combattuto in prima linea», continua a raccontare nonno Vincenzo, «anche quei due soldati vollero andare in chiesa e poco dopo, alla presenza di una bambina, videro che la corona della Madonna è come se ardesse senza bruciare. La popolazione gridò al miracolo, fu celebrata una messa all’aperto con il battaglione schierato e il parroco ci disse: "Voi partirete per la Grecia passerete in mezzo al fuoco senza bruciarvi, come la corona della Madonna". Quando partimmo, eravamo 220 soldati e tutti tornammo sani e salvi in Italia».

Terminata la guerra, il battaglione lasciò come ex voto al santuario una lampada votiva in argento.

«Il rettore del santuario del Belvedere» dice il parroco di Monte Marcone don Claudio «mi ha scritto in questi giorni dicendo che il “fatto” che ricorda Vincenzo Fantasia è ancora ben noto nella memoria dei carovignesi».

Matteo Del Nobile

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