L’Ance Chieti ha 70 anni Per ora niente fusione

Marrucino gremito, Ricci: unione con Pescara rispettando la territorialità E il governatore D’Alfonso annuncia: «La City non si ferma, sarà completata»
CHIETI. Settant'anni di storia d'imprese e di uomini che dal Dopoguerra a oggi hanno contribuito allo sviluppo economico del territorio. L'Ance di Chieti ha festeggiato ieri il suo 70esimo compleanno al Teatro Marrucino gremito, ribadendo però che manterrà la sua autonomia territoriale. Autonomia rispetto a una fusione, o comunque a una riorganizzazione a livello regionale dell'associazione dei costruttori, percorso che nel Paese sta coinvolgendo tutto il mondo associativo. Per quanto riguarda Chieti, è già cosa fatta la fusione con Pescara di Confindustria ed è sulla buona strada quella delle Camere di Commercio.
«Questo è un momento di svolta», ha commentato il presidente di Ance Abruzzo Enrico Ricci, «e una riforma del nostro settore è ineludibile, ma sempre nel rispetto della territorialità e nel solco della tradizione». E' il gotha dell'imprenditoria abruzzese chiamato a raccolta e composto, guarda caso, in gran parte proprio da costruttori di Chieti, ai quali il presidente della Regione Luciano D'Alfonso ha dato anche altre due notizie: la City di Pescara andrà avanti e presto finirà la stagione dei "no" alle opere pubbliche o private da parte della Soprintendenza. Sono le novità emerse nel corso del dibattito per festeggiare la storia dell'Ance Chieti guardando al futuro, oltre la crisi che «è diventata insostenibile e che dobbiamo superare come hanno fatto i nostri nonni e i genitori nel Dopoguerra», ha detto il presidente dell'Ance Chieti Angelo De Cesare. INCOGNITA FUSIONE. L'Ance Abruzzo ha avviato un percorso che è ancora in embrione, si ragiona sulle forme da ricercare: fusione? Mantenimento delle territorialità ma con una maggiore omogeneità? E' ancora tutto da definire.
«Ad esempio», prova a spiegare Ricci, «si potrebbe riorganizzare il sistema mantenendo le specializzazioni delle varie province». Si agirà per gradi, prima con una riorganizzazione e poi magari una fusione, ma non sarà certo un processo immediato.
CITY DI PESCARA. Norme, riforme, burocrazia, crisi economica, edilizia in affanno e costruzioni ferme al palo, infrastrutture e politica nazionale e, poi, anche riforma dell'ordinamento giuridico e delle procedure fallimentari: «La parola fallimento sarà tolta dai nostri codici», ha assicurato il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, «perché tutti, anche gli imprenditori, hanno diritto a una seconda possibilità». Tra i temi affrontati è emersa l'urgenza, sottolineata dal presidente D'Alfonso, della certezza dei lavori necessari a cambiare la regione e renderla più veloce. Come quelli della cittadella, la City, che dovrebbe riunire in un’unica sede gli uffici pescaresi, e su cui grava un'inchiesta della magistratura.
«La City si farà», ha detto con determinazione D'Alfonso alla platea di costruttori, rappresentanti istituzionali e relatori tra cui l’Ad di Trenitalia Barbara Morgante, il vicepresidente Ance Rudy Girardi, il presidente della Fondazione Einaudi Mario Lupo e il provveditore alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna, Roberto Linetti. «La city è una priorità e si farà nonostante l'inchiesta. Rispetto il lavoro della magistratura, ma ho bisogno di avere una sede univoca della Pubblica amministrazione per cui, nel rispetto delle procedure e delle regole, farò in modo che il lavoro vada avanti. Sono convinto che le condotte individuali verranno colpite, ma l'opera pubblica è necessaria».
Ma per fare crescere la regione si deve mettere anche fine alla stagione dei "no" alle opere nel nome degli interessi paesaggistici, pure importanti.
«In Abruzzo sta arrivando una buona notizia», ha aggiunto D'Alfonso, «il soprintendente che dice sempre di no (Maria Giulia Picchione, ndr) non dirà più no, arriverà un funzionario che si confà con le amministrazione», ha tuonato il governatore. Salvo poi precisare «semplicemente si è aperto un nuovo bando per la ricerca degli incarichi direttivi e sono convinto che ci sarà la possibilità di avere una condotta più collaborativa tra uffici periferici dello Stato e territorio».
Ma la strada per uscire dalla crisi è lunga, lo sanno i vari De Cesare, Di Vincenzo, Toto, Di Marzio, Strever, Marrollo, Di Cosmo, Primavera, Tasso e Candeloro, Di Fabrizio e tanti altri presenti. «Ma adesso», ha concluso De Cesare, «ci troviamo ad affrontare una crisi uguale a quella causata dalla guerra. C'è uno spiraglio nel fondo della pancia della balena, dobbiamo raggiungerlo uniti».

